Lucia e Gertrude, donne di manzoniana memoria.

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“Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre. Le amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perchè si lasciasse vedere; e lei se ne andava schermendo, con quella modestia un pò guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto ed aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s’ apriva al sorriso”
[I promessi sposi- Alessandro Manzoni]L’ autore ci fa incontrare Lucia, per la prima volta, mentre la madre e le amiche la preparano per il suo matrimonio. La fanciulla viene descritta per la modestia, il suo ‘schermarsi‘ era un modo di mostrarsi, senza però vanità.

Come ben sappiamo, Lucia non è bella, tanto che le attenzioni di Don Rodrigo, all’ inizio, prima che si sappia della scommessa, lasciano tutti spiazzati. Lucia non deve essere bella, per il Manzoni ella rappresenta la femminilità cristiana, priva di ogni attributo passionale ed erotico.
Il suo nome, Lucia Mondella rimanda subito alla Santa siciliana, che preferì il martirio all’ essere esposta in mezzo alle prostituite; mentre il cognome deriva dal verbo ‘mondare‘, cioè purificare, un chiaro rimando alla sua assoluta purezza.

Lucia è, dunque, incarnazione di ciò che di meglio una donna cattolica potrebbe mai esprimere, nel suo amore verso il suo Dio e verso gli altri. Ella è incapace di odiare e di provare astio, perdona ed aiuta coloro che le stanno attorno a perdonare e perdonarsi, quasi con una funzione di provvidenziale catarsi.
Ella si rivolge alla Madonna, che l’ ascolta, come nel caso della prigionia presso l’ Innominato, poiché Lucia è capace di elevarsi al disopra di ogni cattiveria, di ogni sentimento negativo che allontana gli uomini dalla Misericordia e dal perdono divino.

“[…] Lucia, tutta smarrita, taceva e tremava.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Spesso in questo modo ci viene descritta Lucia, come un essere troppo fragile per gli accadimenti che sta vivendo, una giovane troppo modesta per il mondo fuori dal suo tranquillo paesino. Ella arrossisce, non sa trattenere le lacrime, insomma, non è in grado di celare le sue emozioni, e spesso ci si abbandona, consapevole che qualcuno, divino o non, la salverà, perché lei, inconsciamente, sa di meritarlo.

“Addio, monti sorgenti dalle acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’ aspetto de’ suoi più familiari. […] Quanto è triste il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! […] Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’ imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’ un passo aspettato con misterioso timore.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Lucia si fa portavoce del momento più lirico di tutto il romanzo, nel suo Addio ai monti, Manzoni entra in Lucia, contravvenendo al rimanere terzo ai suoi personaggi, usando il sistema del racconto attraverso un narratore esterno alla storia.
L’ autore ama Lucia, tanto da far rivivere in lei la sua Ermengarda, secondo il Professor Attilio Momigliano infatti, entrambe sono prede di un travagliato amore.

“Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia, e poco diversi i pensieri degli altri due pellegrini.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Bruscamente viene interrotto il momento poetico di Lucia, che fugge dalla terra in cui è nata, e Manzoni pare voler giustificare il suo intervento, poiché egli sa che quella liricità è estranea al personaggio di Lucia.

Ella è un’ umile, una contadina della prima metà del seicento, cresciuta senza istruzione; sarebbe, quindi, impossibile per la protagonista creare un pensiero tanto elevato, con similitudini così forti e reali. Però, per la sua anima immortale non sarebbe impossibile.

Ella infatti non declama i suoi versi a gran voce, ma li pensa. Non è la voce di Lucia, ma della sua anima cristiana, creata perfetta dal suo Dio e che si è conservata tale, grazie alla devozione della fanciulla.

” -Signora… madre… Reverenda- balbettò [Lucia] e non dava segno di aver altro da dire. Qui Agnese, come quella che, dopo di lei, era certamente pla meglio informata, si credé autorizzata a venirle in aiuto. […] -Siete ben pronta a parlare senz’essere interrogata, – interruppe la signora [Gertrude], con un atto altero e iracondo, che la fece quasi brutta. – State zitta voi: già lo so che i parenti hanno sempre una risposta pronta da dare in nome de’ loro figlioli!-.”

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

L’ incontro tra Lucia e Gertrude evidenzia subito le differenze caratteriali delle due donne.
Mentre Lucia quasi non riesce a parlare, incapace di risponde alle domande che le vengono poste dalla Monaca, tanto da venirle in aiuto la madre; Gertrude invece dimostra subito un carattere indurito, con un profondo astio nei confronti dei suoi genitori, che riversa sulla povera Agnese, il cui unico torto era stato quello di voler, veramente, aiutare la figlia.

Gertrude intimorisce Lucia con la sua aurea di superiorità, donatale dalla nascita e dalla posizione che ricopre all’ interno del Convento, ove ciò che desidera è cosa fatta.
Durante la permanenza di Lucia, presso il Monastero, Gertrude si diletterà nel, quasi, estorcerle i particolari sulla sua relazione con Renzo, e sull’ intervento di Don Rodrigo sul di lei matrimonio, creando un grande imbarazzo nella fanciulla, non avvezza a parlare di certi argomenti.

” – O vergine santissima! […] Voi che avete patito tanti dolori, e siete ora gloriosa, […] aiutatemi![…] Fo voto a voi di rimanere vergine; rinunzio per sempre a quel mio poveretto, per non essere d’ altri che vostra.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Con questo voto, dal quale la scioglierà più avanti Padre Cristoforo, per la prima volta Lucia compie un atto di puro egoismo, rompendo il giuramento fatto a Renzo, di divenire sua moglie, pur di riabbracciare, sana e salva, sua madre. Finalmente Lucia esprime un desiderio, che riguarda esclusivamente lei, e non più i sentimenti del prossimo, anzi, andando a dimenticare l’ amore che Renzo prova per lei, tanto da spingerlo a compiere un viaggio, per il giovane, quasi epico.

Il personaggio di Lucia, al contrario di Renzo, vive in un mondo statico, interrotto, sempre per cause esterne, ma presto riportato ad una finta serenità. La sua stasi è data dal fatto che Lucia è perfetta così com’è, e al contrario del fidanzato, non deve imparare nulla, quindi non ha bisogno di cambiare, di conoscere e quindi di migliorarsi.

Secondo il critico letterario, D’ Arco Silvio Avalle, vi è una stretta relazione tra Gertrude, Lucia, L’ innominato e le funzioni proposte da Propp nella fiaba del Gelo, nella quale la matrigna (Gertrude) invia la figliastra (Lucia) nel bosco dove Gelo (l’ Innominato) mette alla prova la fanciulla, che è però così dolce e paziente che questi la lascia andare dandole anche una ricompensa, proprio come i cento scudi che l’ Innominato dona a Lucia, dopo la sua breve prigionia.

Questa costante fiducia nel prossimo, da parte di Lucia, avvicina la fanciulla ad un altro personaggio,  Justine, protagonista del romanzo di De Sade: anche questa, proprio come Lucia, non fa che fidarsi di tutti coloro che incontra, nonostante venga sempre e continuamente tradita. E’ più forte di lei il doversi fidare, la spinge in pericolosi intrecci, finendo sempre in situazioni al limite del paradossale.

” La nostra infelice era ancora nascosta nel ventre della madre, che la sua condizione era irrevocabilmente stabilita. […] Quando venne alla luce, il Principe suo padre, volendo darle un nome che risvegliasse immediatamente l’ idea del chiostro, e che fosse stato portato da una santa di alti natali, la chiamò Gertrude.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Mentre Lucia ci viene presentata nel giorno che dovrebbe essere per lei il più lieto, Gertrude entra nella narrazione quale infelice, una vittima sacrificale, che non ancora nata ha già il suo destino bello che deciso, senza che nessuno, la madre o qualche altro parente, intervenga a salvarla.

“Quando il Principe, o la Principessa o il Principino […] volevano lodar l’ aspetto prosperoso della fanciullina, pareva che non trovasser modo d’ esprimer bene la loro idea, se non con le parole : – che madre badessa!-“

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Gertrude viene allevata, sin dalla più tenera età, con l’ idea che un giorno avrà pieno potere in un monastero, occupando il ruolo che le spetta, quello di Madre Badessa, senza lasciare possibilità alcuna che ella abbia altri desideri per la sua stessa vita.

Così Gertrude, dopo essere entrata all’ età di sei anni all’ interno del Monastero per essere educata, si ritrova a trascorrere gran parte della sua vita nel Chiostro, non avendo così un termine di paragone, se non quello delle sue compagne, presto destinate a lasciare quelle mura, per tornare alle loro famiglie ed iniziare la loro vita.
La ragazza diventa inquieta, soprattutto con l’ avvicinarsi di una data importante, la sua uscita dal monastero.
Era infatti legge che una giovane non potesse farsi monaca se non prima che questa avesse trascorso un intero mese fuori dal monastero nel quale era stata educata. Alla fine di quel periodo, la fanciulla, sarebbe stata esaminata dal Vicario della Monache, come primo passo verso il Chiostro.
Gertrude vede, finalmente, una via di fuga, e poco prima del suo ritorno alla casa paterna, aiutata da una compagna, scrive al Principe, suo padre. Ella gli esprime per la prima, ed unica volta, la sua volontà: – Non voglio!-.

La giovane dice esattamente ciò che pensa, con una forza che, sfortunatamente, non avrà più, dimostrando, per un breve momento, di desiderare una vita diversa per lei.

“I parenti eran seri, tristi, burberi con lei, senza mai dirne il perchè. Si vedeva solamente che la riguardavano come una rea, come un’ indegna: un anatema misterioso pareva che pesasse sopra di lei, e la segregasse dalla famiglia, lasciandovela soltanto unita quando bisognava per farle sentire la sua suggestione. Di rado, e solo a certe ore stabilite, era ammessa alla compagnia de’ parenti e del primogenito.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Tornata alla casa paterna, Gertrude è trattata come una reietta da tutta la famiglia, e si trova isolata, ma è ancora forte nella sua convinzione, ‘non voglio‘ pensa, quasi a darsi coraggio in quel clima ostile.

Un servitore del Principe sembra essere l’ unico a guardarla senza un moto di rimprovero, ed Ella inizia con questi una innocente corrispondenza, che intercettata dal padre della giovane, sarà usata come mezzo per piegare Gertrude al volere del Principe,  giocando sul rimorso e la vergogna della figlia.
L’ educazione delle monache ha lasciato in Gertrude un profondo senso del dovere, del desiderio di ottenere il perdono, di pagare per i propri peccati, e quelle innocue lettere sono, ai suoi occhi, un’ enorme colpa da espiare, con un semplice ‘lo voglio’, con il quale espiare, a vita, una colpa non sua.

“Faceva tristemente il conto delle occasioni, che le rimanevano ancora di dir di no.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Gertrude possiede, nei suoi racconti da fanciulla, un poco la mentalità di Don Abbondio, perché  ‘il coraggio, uno non se lo può dare‘, e così Gertrude non riesce a darselo, non riesce ad andare contro la sua educazione, contro le aspettative della sua muta madre, degli occhi inquisitori del padre, che paiono indagare nei suoi pensieri.

La madre di Gertrude è inerme, tacita, guarda la figlia avanzare verso una prigionia eterna, e non dice nulla, piegandosi totalmente al volere del marito.
Una figura, quindi, opposta ad Agnese, la madre vedova di Lucia, che “si sarebbe […] buttata nel fuoco per quell’ unica figlia, in cui aveva riposto tutta la sua compiacenza.“.

“Dopo dodici mesi di noviziato, pieno di pentimenti e di ripentimenti,si trovò al momento della professione, al momento cioè che in cui conveniva, o dire un no più strano, più inaspettato, più scandaloso che mai, o ripetere un sì tante volte detto; lo ripetè, e fu monaca per sempre.”.

[I Promessi sposi – Alessandro Manzoni]

Gertrude pare una novella Ifigenia, entrambe sacrificate ad una divinità per compiacere i padri. E nessuna delle due pare aver voce per essere ascoltata, né pubblico a cui chiedere aiuto.

Sia Lucia che Gertrude abbandonano la gioia, ma mentre la prima riuscirà a ritrovarla, grazie alla fede e alla Provvidenza, la seconda sarà totalmente sottomessa da un fardello tanto pesante da non poterle permettere di credere. Come potrebbe Gertrude credere nella Provvidenza, quando è l’ abito da monaca a pesarle addosso come un macigno? Come potrebbe credere in Dio, quando nella sua casa ella è stata costretta contro la sua volontà?
Mentre Lucia ha tante persone che la amano, e che lottano per lei, Gertrude è sola, e trova un breve riparo tra le braccia dell’ amante, lasciandosi cullare in un pensiero d’ amore che non aveva mai avuto e che mai avrà.
Lucia può vivere la speranza di un futuro migliore, che le si aprirà con il matrimonio e con gli scudi donati a lei dall’ Innominato; Gertrude non ha che un misero potere all’ interno del convento ed un fugace e clandestino amore, che la condurrà ad essere trattata come carnefice, invece che come vittima.

7 pensieri su “Lucia e Gertrude, donne di manzoniana memoria.

  1. Sembra uno scenario antico, eppure molte situazioni odierne risuonano si questo squallore da dominanza. Almeno Justine lo faceva in un contesto umano, divinozzato ma umano…

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    • Purtroppo, ancora oggi , ci sono donne che non possono far sentire la loro voce, e credo che questo sia un grosso segno di arretratezza culturale. Ma senza andare troppo lontano, basta guardare nel nostro paese quante donne vengano uccise ogni anno.

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  2. due personalità femminili diverse come hai ben tratteggiato nel lungo post. Il tempo scorre ma i problemi restano così queste due donne rimangono sempre attuali.
    è un piacere leggere le tue sottili disquisizioni.

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