La caccia alle streghe, la colpa di essere donna.

“[…] Perché le streghe non si arricchiscono; perché pur avendo il favore dei principi non collaborino alla rovina di tutti i loro nemici; perché siano incapaci di nuocere ai predicatori e agli altri loro persecutori.
[…] Le streghe non si arricchiscono perché il diavolo si compiace di oltraggiare il creatore comprando le streghe al più basso prezzo possibile, e poi perché non si facciano notare a causa delle ricchezze.
[…] Esse non nuocciono ai principi […] per conservarseli amici. E se si domanda perché non nuocciano ai loro nemici, bisogna rispondere che l’angelo buono, da parte sua, impedisce tale stregoneria.”

[Malleus Maleficarum- Kramer e Sprenger, brano tratto da Il Marchio della strega, di Ermanno Gallo]Tra il 1450 e il 1750 l’ Inquisizione condannò e fece uccidere migliaia, se non milioni, di persone, in particolar modo donne.
In realtà, una prima traccia di caccia alle streghe, da parte della Chiesa Cattolica, è attestata sin dal 1257, quando Papa Alessandro IV emanò la bolla pontificia Quod Super nonnullis, nella quale egli dava pieni poteri agli Inquisitori per indagare sulle streghe.
Ma cos’ è la stregoneria? E chi sono streghe e stregoni?

“In tutte le società che credono nella stregoneria, le streghe e gli stregoni vengono considerati individui in possesso del potere misterioso e straordinario di compiere malefici. […] La caratteristica di questi atti è di essere più magici che religiosi, e dannosi più benefici. […] La strega, o lo stregone, era una persona che non solo praticava la magia nera, ma faceva anche un patto con il Diavolo rendendogli una sorta di omaggio.
La stregoneria era perciò satanismo, il culto del diavolo.”
[La caccia alle streghe in Europa- Brian P. Levack, trad. a cura di Alberto Rossatti e Sandro Liberatore]
Era credenza diffusa che le streghe acquisissero i loro poteri stringendo un patto con il Diavolo. Lo stretto legame tra magia e satanismo era spiegato da alcuni testi di teologi che, dal IV secolo in poi, sostenevano che la magia derivasse, in maniera esclusiva, da concessioni fatte dalle forze demoniache.

Tra il Tardo Medioevo e l’ inizio dell’ Epoca Moderna, la figura della strega entrò a far parte dell’ immaginario collettivo, ed attorno a questi personaggi si venne a creare una vera e propria cultura, alimentata da credenze e paure, quali l’ infanticidio e il cannibalismo.
Per comprendere la tensione sociale che si stava andando a creare, in un crescendo continuo sino ad un apice disastroso, dobbiamo prima capire chi furono gli attori di questa tragedia, cioè streghe ed inquisitori, e di come i secondi si armano per debellare una mera fantasia.

Le streghe erano donne. Allevatrici, ostetriche, sagge del villaggio a conoscenza di rudimenti della medicina, tramandati di madre in figlia. Alcune vivevano ai margini della società, come vedove povere, mendicanti, o semplici pettegole o persone con gravi problemi psichiatrici.
L’ importante era appartenere al genere femminile, per poter essere considerata una malefica ed accusata di stregoneria.
Per gli uomini l’ accusa era quella di eresia, dal greco ‘scegliere‘ o ‘eleggere‘, quindi un crimine dovuto alla libertà di pensiero, qualcosa di meno oscuro e fantasioso della magia.
Come divennero le donne prede di questa caccia che imperversò in Europa, e poi nel Nuovo Mondo, per diversi secoli? La risposta, secondo lo storico statunitense Brian Levack, è da ricercare nei trattati scritti dai demonologi, una letteratura misogina, il cui tema ricorrente si basava sul fatto che le donne fossero moralmente più deboli degli uomini, e quindi più influenzabile e corruttibili da parte delle lusinghe mosse dal Diavolo.
Nel 581 vi fu un concilio, tenutosi a Macon, nel quale il clero vescovile discusse per capire se la donna potesse essere considerata un essere umano senziente, con un’ anima e se quindi fosse necessario considerarla parte dell’ umanità.
Dalla Grande dea Madre, con la visione ginocentrica, al capire se la donna potesse o meno essere considerata appartenente alla razza umana o animale, il passo era stato, purtroppo, breve. Come lo sarebbe stato lo sterminio di intere generazioni di donne.
Quando si parla di Medioevo e di donna, però, non bisogna pensare all’ Amor Cortese di dantesca memoria, con dame dalla diafana bellezza, di cui si celebra la castità e la purezza, bensì bisogna pensare alle donne del popolo.
La donna, popolana, medievale portava fardelli tutta la vita, vivendo un’ esistenza misera, schiacciata dal peso della fame, prostrata dalle numerose gravidanze, dalla morte dei figli, dalle pestilenza e dagli abusi degli uomini. Sono donne che crescono nella paura che la chiesa le inculca dell’ inferno, sono soggette alle violenze dei mariti, che hanno praticamente diritto di vita e di morte.
Non sono tutte virtuose dame dello schermo, fragili anime che si crogiolano in sospiri d’ amore, anzi le più sono guerriere che affrontano, giorno dopo giorno, una realtà aberrante e grama.
La donna veniva considerato un essere intellettualmente inferiore all’ uomo, dal carattere volubile e superstizioso, ma dalla forte ed irrefrenabile passionalità, dedita al piacere della carne. Ed è proprio questa la chiave di volta di tutto l’ impianto accusatorio del Malleus Maleficarum, mezzo attraverso il quale la caccia alle streghe prese i connotati dello sterminio di genere.

“In virtù della Nostra Autorità, Noi concediamo a questi Nostri figli la facoltà libera e globale di proporre e predicare la parola di Dio al popolo fedele, all’ interno di tutte le chiese parrocchiali delle suddette province, ogni volta che sembrerà loro opportuno.
Allo stesso titolo potranno assolvere liberamente e lecitamente le loro funzioni negli stessi luoghi, mettendo ad esecuzione ogni intervento e tutti i mezzi che loro sembreranno più necessari ed opportuni. […] E se qualcuno oserà contestare [il presente atto] sappia che ricadrà su di Lui il castigo di Dio onnipotente e dei santi Apostoli Pietro e Paolo.
Nell’ anno del Signore 1484, cinque dicembre, del Nostro primo pontificato.”
[Riconoscimento di Papa Innocenzo VIII agli autori del Malleus Maleficarum – brano tratto da Il marchio della Strega, di Ermanno Gallo]

Prima di discutere dell’ autorizzazione a procedere, che Papa Innocenzo VIII accordò ai due domenicani Kramer e Sprenger, bisogna sottolineare che fu Papa Giovanni XXII , con la promulgazione della bolla papale Super Illius specula, a trasformare le credenze ed i riti popolari, tramandati da generazioni, in un’ orgia di streghe e diavoli, da condannare e mondare con la morte.

“L’ eresia delle streghe, caratterizzata dal sesso a causa del quale soprattutto infierisce. […] A causa di un patto con l’ Inferno e di un’ alleanza con la morte, per realizzare i loro disegni depravati, queste donne si sottomettono alla schiavitù più vergognosa.
A ciò si aggiungono dei mali quotidiani che colpiscono con il permesso di Dio e la potenza del Diavolo, uomini, bestie e frutti della terra.
In mezzo a questi mali Noi Inquisitori, il sottoscritto Jacob Sprenger e il suo caro collega delegato del Saggio Apostolico [Heinrich Kramer] […] abbiamo cercato con cuore pietoso e afflitto di trovare quel rimedio, quel sollievo […] e prima di ogni altro rimedio, abbiamo ritenuto giusto intreprendere umilmente la stesura di questo libro[…].
Ed ecco la nostra opera, a cui abbiamo dato il nome di Martello delle Streghe.”
[Malleus Maleficarum – Kramer e Sprenger, brano tratto da Il marchio della strega, di Ermanno Gallo]

Il Martello delle streghe è composta da tre parti: nella prima troviamo i fenomeni di stregoneria riguardati la fecondità e la possibilità, da parte dei demoni e streghe, di impedire amplessi leciti e, in alcuni casi, di evirare gli uomini; la seconda parte presenta lo strumento con il quale combattere le nefandezze delle malefiche; mentre la terza parte, quella più complessa, riguarda la procedura penale, dalla tortura, alle fasi processuali fino alla punizione ultima da infliggere.
Secondo Kramer e Sprenger, per essere accusati di stregoneria era sufficiente il rumore pubblico, cioè una semplice calunnia poteva, tranquillamente, diventare verità processuale.

” Non si infligge infatti la morte corporale senza un grande peccato corporale, diversamente da quanto accade per la morte dell’ anima che può derivare da un’ illusione fantastica o anche dalla tentazione.”
[Malleus Maleficarum – Kramer e Sprenger, brano tratto da Il marchio della strega, di Ermanno Gallo]

Il ruolo salvifico di Kramer e Sprenger , innalzando la fede cattolica come unico baluardo contro la corruzione ad opera del Diavolo, si trasforma ben presto in una carneficina benedetta dal Papa.

“Poiché la Chiesa aborre il sangue, furono redatti appositi manuali che regolamentarono le modalità di tortura […].
Tratti di corda: l’ inquisito, con le mani legate dietro la schiena, veniva sollevato più volte in aria per mezzo di carrucole e quindi lasciato cadere.
Tavolo: Un lungo piano sopra il quale veniva fatto sdraiare l’ imputato; si legavano le mani e i piedi ad un argano e con una manovella si stiravano gli arti.
Cavalletto: un tronco sul quale veniva fatto sedere l’ imputato con i piedi legati ad un peso che metteva in trazione le gambe.
Stanghetta: Un sistema di contenzione che comprimeva dai polsi alle caviglie.
Cannetta: Legni con i quali si stringevano le dita congiunte dell’ accusato.
Morsa: Placche di legno che, grazie a una vite, comprimevano le gambe o le braccia dell’ accusato.”
[Storia della Stregoneria – Giordano Berti]

Queste sono alcune delle torture a cui si veniva sottoposti, dagli Inquisitori, per ottenere una confessione di colpevolezza e per estorcere i nomi degli ipotetici complici.
Kramer e Sprenger nel Martello delle Streghe consigliavano di ricercare, sul corpo dell’ accusato, il Marchio del Diavolo o della Strega, quello che noi adesso sappiamo essere un’ anomala pigmentazione della pelle. Anche il minimo segno sospetto era considerato il marchio lasciato dal Demonio al momento del patto. Variante di tale marchio era il terzo capezzolo, che si credeva servisse ad allattare i ‘demoni familiari‘. La ricerca di questa particolare traccia avveniva spogliando l’ accusato e controllando, anche mediante tagli profondi, ogni anfratto del corpo. Nel caso fosse stata trovata una qualsiasi discromia, questa era indagata e studiata mediante l’ uso di grossi spilloni, conficcati nelle carni dell’ imputato.
Se si pensa al caso del processo di Anna Spulerin di Ringingen, come riportato dallo storico statunitense Brian Levack in “Caccia alle streghe in Europa“, la quale fu brutalmente torturata, tanto da perdere la vista, l’ udito e gli arti le furono strappati via.
In Germania, continua il Professor Levack, molti tribunali erano soliti usare la sedia della strega, cioè una sedia di ferro, resa incandescente, sulla quale veniva fatta sedere l’ imputata.
In Francia, Spagna e Germania le vittime di tortura erano spesso costrette, per ordine del tribunale, ad ingurgitare spropositate quantità d’ acqua, a forza. Oppure si riempivano le narici delle accusate con calce ed acqua; o le si legava ad un tavolo ricoperto di rami di biancospino, a pancia in giù, mentre sulla schiena veniva fatto rotolare un cilindro con aculei; venivano cavati gli occhi; mozzate le orecchie; schiacciati gli organi genitali maschili; bruciati con lo zolfo; alle donne venivano inseriti, attraverso la vulva, oggetti acuminati, incandescenti o laceranti.
Molto usata era anche la pratica dell’ ordalia, tortura che consisteva nell’ immersione, con polsi e caviglie legati, in una fonte d’ acqua della presunta strega. Se la donna fosse stata rifiutata dall’ acqua, avrebbe confermato la sua colpevolezza, se invece fosse affondata, il più delle volte annegando, avrebbe dimostrato invece la sua innocenza.
Queste torture, e molte altre ancora, erano usate esclusivamente per il reato di stregoneria, poiché questo era considerato il più immondo dei crimini.
Le torture, verso una presunta strega, erano efferate e volte a far provare il massimo dolore all’ imputata, perché era convinzione comune che le streghe fossero immuni dal percepire il dolore fisico, grazie alla magia nera.
L’ uso della tortura si fece presto strada nei tribunali secolari, perché si fondava sul presupposto che una persona, sottoposta ad atroci e prolungate sofferenze fisiche, avrebbe confessato sicuramente la verità, nel minor tempo possibile.
In teoria, esistevano delle categorie su cui non si poteva sperimentare la tortura: i vecchi, i bambini, le donne in stato interessante, le puerpere, i nobili, i militari ed anche gli appartenenti al Clero.
Anche in Italia, dai primi anni del Quattrocento, la caccia alle streghe mieté diverse vittime, come ci riporta lo scrittore Giordano Berti nel suo libro “Storia della stregoneria“, dove è citato il caso romano di una certa Finicella, che nel 1426 confessò, senza essere torturata a quanto pare, di aver ucciso trenta tra fanciulli e bambini e di averne bevuto il sangue. In seguito ne confessò altri cinquanta, tra i quali compariva anche il figlioletto dell’ imputata.
I giudici, sgomenti da una simile attività criminale, vollero indagare e chiamarono a testimoniare i genitori degli scomparsi. Questi confermarono quanto detto dalla donna, che al termine del processo fu messa al rogo.
Volendo esaminare questo caso, si potrebbe pensare all’ inizio che Finicella, visto l’ esorbitante numero di vittime, fosse un’ allevatrice che praticasse l’ aborto, ma a quanto pare questa ipotesi risulta errata.
Pare ovvio, allora, che la donna soffrisse di una grave disturbo psichiatrico che l’ aveva condotta a compiere, o ad immaginare di compiere, atroci atti di violenza.

“Ogni persona di sesso femminile, che esercita la medicina, deve essere considerata una strega e trattata al pari di un’ organizzatrice di sabba.”.
[Malleus Maleficarum – Kramer e Sprenger, brano tratto da Il marchio della strega, di Ermanno Gallo]

Nel 1428, a Todi, fu mandata al rogo un’ altra donna, sempre accusata di essere una strega, Matteuccia di Francesco la cui unica colpa era quella di essere una guaritrice, esperta nella cura di coloro che soffrivano di incubi notturni, di vermi intestinali e delle pene d’ amore. Ella era solita accompagnare i suoi rimedi, a base di erbe, con una filastrocca propiziatoria, e fu proprio questo suo rito, visto come un’ invocazione al Demonio, a farla additare e in seguito condannare come strega.
Nel Malleus Maleficarum gli autori portano, come prova contro il genere femminile, l’ origine stessa del termine femmina, che, come riportato nell’ episodio della Genesi, sempre scritta da uomini, questo deriva da fe (contrazione di fides) e da minus, e quindi fe-minus, cioè di fede minore.
Infatti, è la donna, Eva, a cedere alle lusinghe del serpente, altro simbolo acquisito dal culto della Dea madre e storpiato, facendolo divenire da segno di rigenerazione della Dea-Serpente, a simbolo della forza perversa e subdola.
Proprio come Eva, affascinata dal serpente, così anche le donne, dopo aver subito la fascinazione del Demonio, trascinano gli uomini nella perdizione, usando le arti magiche e la sensualità.

“Sul modo in cui le streghe ostetriche arrecano i danni peggiori: o quando uccidono i bambini o quando, esecrandoli, li offrono ai diavoli.”.
[Malleus Maleficarum – Kramer e Sprenger, brano tratto da Il marchio della strega, di Ermanno Gallo]

La prima parte del Malleus Maleficarum, come abbiamo già accennato, spiega come le streghe, mediante sortilegi, siano in grado di indurre l’ impotenza e la sterilità maschile, oltre al potere di fare abortire le donne o di far nascere bambini da sacrificare al Demonio, come tributo.

L’ ostetrica diviene così una figura malefica, quando per millenni era stata una persona rassicurante, che portava aiuto alle altre donne, sostenendole e sostenendole in uno dei più difficoltosi riti di passaggio. Il parto, da sempre un micromondo tutto al femminile, vedeva il clan o la famiglia stringersi attorno alla partoriente, dando supporto, fisico e morale, in un momento di prova e di sofferenza, un qualcosa di magico da cui gli uomini erano esclusi, mentre questi se ne volevano appropriare, cercando di intromettersi in un rito ancestrale.
Ostetriche, allevatrici e balie venivano guardate con sospetto, pronte a divenire il capro espiatorio per un parto finito tragicamente o per la morte precoce di un neonato. Tutto in un’ epoca in cui la mortalità infantile era altissima, e dei tanti figli partoriti solo pochi sarebbero arrivati all’ età adulta.

“Adesso bisogna affrontare la cerimonia delle streghe e il modo in cui compiono le loro opere […]. Il trasferimento da un luogo ad un altro è una delle azioni più salienti […]. […] Alcune scellerate pervertite di Satana e sedotte dalle illusioni e dai fantasmi del diavolo, credono e sostengono di andarsene nottetempo con la dea pagana Diana o con Erodiade e con una moltitudine innumerevole di altre donne, cavalcando certe bestie, percorrendo lunghe distanze nel silenzio della notte e obbedendo in tutto e per tutto a questa dea come a una padrona.”.
[Malleus Maleficarum – Kramer e Sprenger, brano tratto da Il marchio della strega, di Ermanno Gallo]

Diana, la dea romana che appariva durante il travaglio ad schiudere l’ utero e a presiedere al parto, figura che discende dall’ antica Dea madre, viene rappresentata come un’ aiutante di campo di Satana, che accompagna e scorta le sue adepte, da un luogo ad un altro.
Ella non è più la dea a cui le donne compivano sacrifici per augurarsi un parto sicuro e la salute della prole, Diana diventa, per la visione cristiana, una seguace di Satana.
Per Kramer e Sprenger , continuando la tradizione letteraria risalente al 1320, le streghe si riuniscono, guidate dalla dea pagana, in sabba dove compiono atti sacrileghi, abbandonandosi alla lussuria e portando in dono bambini da divorare assieme ai loro amanti demoni.
Questi sabba appaiono come la storpiatura degli hieros gamos, le nozze sacre, che venivano celebrate, fin dal Neolitico, come ci spiega la professoressa Marija Gimbutas nel suo libro Le dee viventi .
La professoressa illustra il rituale di queste nozze sacre, durante le quali una sacerdotessa, rappresentante della Dea, ed un sacerdote, mandante del dio annuale, avevano un rapporto sessuale propiziatorio, un’ incombenza rituale per il bene della società.
Ovviamente l’ avvento del cristianesimo, e in seguito della religione cattolica , condannò durante simili riti, cercando di estirpare un simile cerimoniale, demonizzandolo e rendendolo cruento ed innaturale, da qui l’ accoppiamento delle donne con i demoni.
Da un naturale amplesso tra uomo e donna, la Chiesa lo rese un’ orgia di carni e di sangue, fatta di dolore e bestialità.

Il corpo della donna doveva essere castrato, mistificando questa soggiogazione con la pretesa di difenderla, poiché più debole fisicamente e moralmente. La chiesa iniziò una vera e propria repressione nei confronti del sesso femminile, la cui verginità era una virtù che non aveva precedenti nella storia.
Chiunque fosse stata scoperta a vivere liberamente il proprio corpo e la propria sessualità, godendone senza timori e remore, sarebbe stato additata come strega e punita.
Il sabba, un rito orgiastico con scadenze annuali molto precise, fu riconosciuto nel 1320, dopo che alcune donne, sottoposte a tortura, confessarono l’ esistenza di questa cerimonia.
L’ incontro della comunità demoniaca era aperto a tutti, anche ai non affiliati e ai bambini, mentre l’ incontro riservato solo a streghe e stregoni era chiamato esba.

“Bruciano cento fuochi tutti in fila: qui si balla, si chiacchiera, si cucina, si beve e si fa l’ amore. Dimmi tu, si potrebbe trovare di meglio?”
[Faust – Wolfang Goethe, trad. a cura di Guido Manacorda]

Nel Faust,Mefistofele descrive con allegria il sabba, mostrando la parte gioviale dell’ incontro, come poi fecero anche molti accusati, inventandosi di splendide feste, durante le quali si era soliti accoppiarsi con i demoni. Simile rapporto, veniva narrato come piacevole, anche se doloroso, come a voler far capire di aver già espiato un poco per quell’ atto peccaminoso.
Per alcuni inquisitori e giudici, però, simili racconti erano talmente inverosimili e fuori dalla norma, che non considerarono tali dichiarazioni durante i processi.
La Professoressa Marina Montesano ci riporta, nel suo libro “Caccia alle streghe“, del caso dell’ Inquisitore spagnolo Alonso De Salazar Frias che, rendendosi conto delle assurdità dette dall’ imputata, decise di portare la donna sul terreno dove questa sosteneva di aver partecipato ad un sabba. Tali erano le discrepanze tra il racconto e la realtà che non fu tenuto conto della testimonianza.
Mano a mano che gli Inquisitori divennero meno zelanti e i tribunali smisero di occuparsi delle accuse di stregoneria, verso la seconda metà del Settecento, la caccia alle streghe si fermò, ma non i morti purtroppo.
In alcuni paesi delle persone vennero linciate, dai loro stessi concittadini, perché accusati di stregoneria, e non essendoci più né il Clero né la giustizia secolare, questi si erano fatti giustizia da soli.
L’ ultimo caso, documentato, di un pubblico linciaggio risale al 1882, come riporta lo storico Brian Levack, in Belgio, dove sette persone furono uccisi a pietrate, perché considerate streghe.
La caccia alle streghe fu un accanimento giudiziario, senza giustificazione alcuna, perpetrato dalla Chiesa Cattolica per estirpare un substrato culturale, femminile, di quella storia dove le donne avevano pari dignità e non erano soggette al dominio maschile.
Dopo un lunghissimo e pacifico periodo, dominato dalla Dea madre, in nome del Dio cristiano era stato compiuto un genocidio, basato sul sesso delle vittime.
Le donne, detentrici di un sapere millenario, trasmesso oralmente da madre in figlia, furono accusate di stregoneria, torturate e le più uccise brutalmente.
Gli inquisitori si scagliarono su donne prostrate dalle fatiche o ai margini della società, quelle stesse persone che la Chiesa avrebbe dovuto aiutare e sostentare, non solo professare di farlo.
La Chiesa, guidata da un Papa colpevole tanto quanto gli Inquisitori, vide nelle donne e nel loro potere femminile un nemico.
Gli Inquisitori, al Chiesa ed lo stesso Papa temevano le donne.
Papa Giovanni Paolo II, durante il Giubileo del 2000, espresse il suo pentimento “verso i metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio della verità.”.
Non vi fu verità, ma solo un genocidio, che non può, e non deve, essere dimenticato per delle semplici scusa.
Quelle donne sono state con l’ unica colpa di appartenere al genere femminile, inviso alla Chiesa Cattolica. Quindi, perché questo non riavvenga, non dobbiamo dimenticare cosa fu fatto alle donne prima di noi.

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13 pensieri su “La caccia alle streghe, la colpa di essere donna.

  1. Complimenti. Un bellissimo articolo, molto accurato. Mi sono occupata molto di streghe per mio interesse personale leggendo anche atti di processi e inutile dire che la caccia alle streghe altro non era che la paura della donna come creatrice di vita, guaritrice, levatrice. Come figura forte che poteva minare il potere costituito.

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    • Ti ringrazio e sono contenta che il mio saggio ti sia piaciuto. Purtroppo la chiesa non ha mai saputo accettare la presenza della donna, e neppure il culto della Dea Madre, che l’aveva messa al centro di una religione maturare. Da Eva in poi, La Chiesa rese la figura della donna più simile al serpente che all’uomo.

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  2. veramente incisivo e completo è questo post sulle streghe e sulle conseguenze sul genere femminile.
    Giustamente parli di genocidio e questo è ancora profondamente radicato nel mondo attuale dove la donna è considerata un essere inferiore,

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    • Ti ringrazio, e sono contenta che tu mi legga sempre con piacere.
      Fu un genocidio, basato sul sesso, perché mentre agli uomini era data la possibilità di essere eretici, quindi peccare per il troppo sapere, a noi donna la conoscenza era preclusa, almeno non che venisse direttamente da satana. La Chiesa ha tante cose per cui chiedere scusa. Rabbrividisco a vedere donne credere ancora alla parola di quel Dio, nel cui nome le nostre antenate furono torturate e massacrate.

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      • Hai mille e una ragione per dire quello che hai scritto. La chiesa di colpe ne ha moltissime ed è difficile comprendere come si possa credere in persone che hanno ricoperto di sangue la sua immagine. La caccia alle streghe è un esempio

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  3. intanto complimentissimi per l’articolo, anche se per competenza e completezza lo definirei più un saggio

    ” il cui tema ricorrente si basava sul fatto che le donne fossero moralmente più deboli degli uomini, e quindi più influenzabile e corruttibili da parte delle lusinghe mosse dal Diavolo.”

    Sicuramente la chiesa ha sempre avuto una forte componente maschilista, basti pensare a Eva, per non parlare del sacerdozio, tuttavia il personaggio più celebre, tra quelli che hanno stipulato patti col diavolo, è Faust, un uomo. Quando mi sono interessato a questo argomento, ho scovato alcuni vecchissimi libri che ponevano la questione attraverso un elemento poco trattato, le mestruazioni. Il fatto che una donna potesse sanguinare per giorni e giorni senza morire dava adito a interpretazioni molto creative. Poichè nessuno avrebbe mai osato attribuire a Dio questa sorta di miracolo, si pensò “bene” di tirare in ballo Satana. La maternità e quindi la procreazione non spaventava più di tanto in quanto pratica appartenente anche al mondo animale, l’ovvietà della riproduzione. Ciò che ha sempre impensierito e continua a impensierire gli uomini e la chiesa, è il piacere sessuale della donna, articolato, indefinito, non monitorabile e quindi sconosciuto, pericoloso in tutte le sue articolazioni.

    Nei tempi moderni la scienza parla di “energie” negative e positive, sicuramente esistono persone capaci di trasmetterle e/o utilizzarle più degli altri, certo lo slang popolare aiuta a creare tetri scenari.

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    • Ti ringrazio e sono felice che ti sia piaciuto il mio saggio. Avevo letto da qualche parte il problema delle mestruazioni, ma visto che non era citato nel Mallues ho preferito sorvolare. Per quanto riguarda la procreazione, e si come la donna fosse stata per millenni considerata partenogenica, se ti interessa l’argomento, l’ho trattato nel saggio sulla Dea Madre.

      Eva, povera cara, è diventata simbolo di una femminilità schiacciata perché temuta, poiché la donna, anche con il suo sanguinare, è in perpetuo cambiamento, e questa cosa urtava molto I preti, il cui potere risiede nel non cambiare mai.

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