La coscienza di Zeno, pazzia e realtà.

coscienza di zeno

“Io sono il dottore di colui in questa novella si narra talvolta con parole poco lusinghiere. […] Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia. […] Oggi ancora la mia idea mi pare buona perchè mi ha dato dei risultati inaspettati, che sarebbero stati maggiori se il malato sul più bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi del frutto della mia lunga paziente analisi di queste memorie. Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia.[…] Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante verità e bugie ch’ egli ha qui accumulate!….

                                                                                                   Dottor S.”

                                                                                                     [La coscienza di Zeno- Italo Svevo]

“Il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto.”

                                                                                [Giuramento di Ippocrate moderno]

La prefazione del romanzo è una breve, rancorosa e semplice lettera, firmata solo con un’ anonima S, dell’ analista, medico curante del protagonista.

Il Dottor S, contrariato dal comportamento del suo paziente, rompe il giuramento d’ Ippocrate e pubblica l’ autobiografia di Zeno Cosini, consigliato dal medico a rivivere il suo passato e trascrivere, contemporaneamente, il suo presente.

Egli scrive in prima persona un flusso di coscienza, dove per coscienza non si intende altro che lo stato dell’ uomo consapevole dei suoi sentimenti, delle sue azioni, dei suoi gesti e delle sue idee, non distratto da avvenimenti esterni.

Egli è dunque sveglio, vigile, cosciente.

Zeno Cosini è il protagonista, subdolo e capzioso, attraverso il quale il lettore si districa nell’ opera, con continui salti spaziali in un memoriale senza tempo, senza una connotazione precisa, un intrico inscindibile tra le memorie passate e gli avvenimenti presenti.

Egli è un nevrotico, un malato immaginario, talmente inetto che il padre preferisce affidare l’ azienda di famiglia ad un amministratore, l’ Olivi, piuttosto che al figlio.

Voglioso di guarire, soprattutto dalla sua ossessione per il fumo, si affida alle cure del Dottor S, il quale, con i suoi continui consigli e le sue numerose incitazioni, sembra proprio essere Sigmund Freud, che raccomandava sempre agli analisti di rivolgersi al paziente ed ad invitarlo a parlare senza remore, accantonando ogni giudizio preliminare sulla rilevanza dei fatti che si presentavano alla mente, rinunciando ad imporre ogni ordine retorico o anche semplicemente cronologico.

Per il Dottor S, Zeno soffre del complesso di Edipo, sempre di freudiana memoria, ed è questa sua libido non espressa, a causa dei divieti morali della società, delle costrizioni e delle censure, a causare un conflitto interiore che lo inibisce e lo fa fallire in ogni suo aspetto della vita.

Quindi, il mancanto superamento dell’ incestuoso amore materno e lo spiccato odio per il padre sarebbero le basi della nevrosi del protagonista.

Italo Svevo delinea la figura di Zeno non come l’ eroe del romanzo, ma come antieroe, l’ inetto, un vinto.

Il protagonista è sfiancato dalla frustrazione, dall’ incapacità di portare a termine un qualsiasi obiettivo prefissato, continuamente tormentato da conflitti interiori.

Il rapporto con il padre è un ricordo che viene evocato da Zeno, quando sul letto di morte, forse incosciente ormai, lo colpisce con un schiaffo.

Qui nasce una domanda che perseguiterà il protagonista per molto tempo: il padre l’ ha colpito nel delirio o mosso dal suo subconscio ancora vigile?

Fumatore accanito, Zeno, egli vorrebbe smettere, ma più che un vizio è un affezione che prova per il semplice gesto, ed il rito dell’ ultima sigaretta è qualcosa di cui non si riesce a negare, perchè ogni Ultima Sigaretta ha un sapore speciale, un qualcosa di irrinunciabile.

Egli fuma sin dall’ adolescenza, a causa del rapporto con il padre, per poi diventare un abitudinario ed un ostinato fumatore all’ università, fortemente stressato per il passaggio da una facoltà ad un’ altra, incapace di trovare la sua strada ed infine di conseguire una laurea.

Altro particolare episodio fondamentale è quello della descrizione degli eventi che portano il protagonista al matrimonio.

Zeno, divenuto intimo amico di Giovanni Malefenti in cui vede la figura paterna tanto desiderata, decide di sposare una delle figlie di questo.

Si dichiara alla maggiore, Ada, attratto dalla sua bellezza. Questa lo respinge poichè egli è troppo diverso da lei e perchè, soprattutto, ama Guido, che diverrà il suo futuro marito.

Tenta dunque con la seconda, per bellezza ed età, Alberta, ma anche questa lo rifiuta.

Trovandosi privo di scelte, poichè l’ ultima sorella per quanto graziosa è solo una bambina, chiede la mano di Augusta, la terza e la più brutta tra le signorine Malefenti. Questa accetta entusiasta.

Zeno imparerà ad amare la moglie, a modo suo, vedendo il lei una madre più che una compagna.

L’ affetto che proverà per Augusta, però, non lo frenerà dall’ avere un’ amante, Carla, una ragazza bella e povera.

Anche il rapporto con Carla muterà, da passionale e fisico a un legame più simile a quello di un padre con la figlia. Ella, divenuta ormai donna, abbandona il protagonista per il suo maestro di canto, presentatole proprio da Zeno.

Essendo costruito sulla base di un diario intimo, il romanzo è caratterizzato da un’ attenta autoanalisi che il protagonista si impone per guarire.

Frequenti sono i lapsus freudiani, tra i quali la scelta di sposare Augusta, benchè innamorata di Ada, spinto dal suo subconscio più che da un reale sentimento.

Ed anche l’ episodio del funerale di Guido, dove Zeno, arrivato in ritardo al cimitero, si unisce per errore al corteo funebre sbagliato, dimostrando, inconsciamente, il suo odio per il cognato.

“Lavorare con piccoli indizi.

                                                          [Sigmund Freud]

Quando il Dottor S. spiega a Zeno che la sua inettitudine, la sua nevrosi e la sua ipocondria sono legate al mancanto superamento del complesso edipico, durante l’ infanzia, Zeno rifiuta la diagnosi e capisce la realtà delle cose.

Non è malato, è la società ad esserlo.

Con questo capovolgimento improvviso il confine, già sottile, che separa la sanità mentale dalla pazzia si fa ancora più labile.

Ed è proprio qui che sta la forza dell’ inetto, rispetto a coloro che non lo sono, perchè egli non ha certezze fisse a cui aggrapparsi nella quotidianità e deve sempre mettersi in discussione, scoprendo, di volta in volta, nuove realtà.

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32 pensieri su “La coscienza di Zeno, pazzia e realtà.

    • E’ un libro che rompe gli schemi dell’ era.
      Prprio come aveva fatto Freud, per questo, probabilmente, il dottore si firma con la lettera S, Sigmund.
      Forse dipende dal momento in cui l’ hai letto.
      I libri si riscoprono con gli anni.

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    • A volte gli adolescenti vanno forzati a leggere, anche se non so il perchè.
      E forse delle volte bisogna lasciarli crescere, sperando che si avvicinino da soli alla letteratura.
      E’ un romanzo imprescindibile, a mio avviso, da aver letto.

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      • presumo che la forzatura sia in direzione della “normalizzazione” dei comportamenti..
        dovrebbe tendere ad agevolare i fattori di crescita e sviluppo di massa… in concetti “folli e inapplicabili” ma probabilmente “necessari” come quelli su cui si basa l’istruzione da qualche secolo…

        (volutamente “provocatoria” ed “ecessiva”)

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      • Forzare i ragazzi a leggere non è una vera a propria forzatura, a mio avviso.
        E’ una spinta a migliorarsi, a conoscere, a capire meglio il mondo.
        La letteratura non serve solo ad avere un vocabolario migliore, ma anche a crescere.

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      • In questo senso non posso che esser daccordo con te, probabilmente la forzatura è più in diriezione di chi forza che di chi “subisce”… in questo senso mi sento così orgoglioso quando sento mio figlio di 5 anni che si legge ogni cosa che vede per strada, con i suoi tempi, ma l’orgoglio di certo non va in direzione del prossimo ma esclusivamente in direzione del suo futuro…

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      • Ogni età ha i suoi tempi, ovviamente.
        Leggere dà una forma mentis indispensabile nella vita.
        L’ ignoranza è una brutta creatura, avvolge come una piovra e non le si riesce più a scampare.

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      • Bisogna impegnarsi, come in ogni cosa.
        Tutti nasciamo primitivi, è compito della famiglia, della scuola e della società far uscire le nostre potenzialità e affinarle, per renderci persone consapevoli.

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  1. una delle poche cose di cui sono grata alla mia prof di lettere delle superiori è, appunto, il fatto che ci fece leggere questo romanzo, e Svevo mi folgorò. rilessi il libro anni fa per l’esame di letteratura italiana, e, se durante la prima lettura mi ero immedesimata totalmente in Zeno, la seconda volta la mia prospettiva era molto distante da quel personaggio. ma il fascino del libro è rimasto intatto

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