Le donne nel mito, parte settimana: Ifigenia

Sacrifice-of-Iphigenia-1740-1742

 

“E le preghiere e le invocazioni al padre
e l’età verginale non curarono
i duci bramosi di guerra: e ordinò il padre
ai ministri, dopo la preghiera
di levarla come una capra, alta sull’ara,
con fermo cuore, avvolta nei pepli e prostrata;
e della bocca bella con bavaglio trattenere la voce
imprecante alle case,
con violenza e con muta forza di freni.
Ed ella, discinte al suolo le crocee vesti
ciascuno dei sacrificatori con dardo di pietà
dagli occhi colpiva, bella come un dipinto,
volendo parlare.”
[Agamennone, Eschilo, vv.228-43, trad. a cura di R.Cantarella]

 

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Ipazia, simbolo della ragione.

ipazia

“Vi era una donna in Alessandria il cui nome era Ipazia. Costei era figlia di Teone, filosofo in Alessandria, ed era giunta ad un tale culmine di sapienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo; subentrò nella scuola platonica, ripristinata da Plotino, insegnando a chi lo volesse le discipline filosofiche […]. Da ogni parte accorrevano a lei coloro che volevano discutere di filosofia.”.

 

[Storia ecclesiastica VII, 15- Socrate Scolastico] Continua a leggere

Lucia e Gertrude, donne di manzoniana memoria.

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“Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre. Le amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perchè si lasciasse vedere; e lei se ne andava schermendo, con quella modestia un pò guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto ed aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s’ apriva al sorriso”
[I promessi sposi- Alessandro Manzoni] Continua a leggere

Le donne nel mito, parte quinta: Elettra.

elettra

“O desiderio carissimo alla casa paterna, lacrimata speranza di un seme di salvezza, nel tuo coraggio fidando riacquisterai la casa del padre! Occhio mio soave, tu per me adempi a quattro uffici: padre è necessario che io ti chiami; poi cade in te l’ amore per mia madre – che è giustissimamente è odiata- e per la sorella spietatamente sacrificata; tu eri infine per me il fratello fedele, che solo mi restituisci alla dignità dovutami.”

[Coefore, vv 235-43 – Eschilo, traduzione a cura di Raffaele Cantarella] Continua a leggere