Eterno

ETERNO

“Tra un fiore colto e l’ altro donato

l’ inesprimibile nulla.”.

                                                                       [Giuseppe Ungaretti]

Il fatto che questo testo sia di apertura alla prima raccolta, Allegria, nella prima sezione, Ultime,  indica che è il componimento con il quale l’ autore sceglie di presentarsi ai lettori.

La forma ed il lingaggio sono essenziali e scarni, la lirica si compone di soli due versi, che spiccano sul candore della pagina.

Il primo verso è occupato da un’ immagine concreta, che svolge ,contemporaneamente, la funzione di delimitare il tempo e lo spazio intercorsi tra i due semplici movimenti di cogliere e di donare.
Il secondo verso, invece, indotruce un’ immagine stratta, per denominare il luogo-tempo che si apre fra la raccolta e il dono di un fiore, cioè “l’ inesplicabile nulla”, ovvero una dimensione di vuoto e silenzio, che non può essere comunicata agli uomini.

Il significato del compominomento è imposto dal valore metaforico del primo vero: l’ immagine del fiore è metafora della poesia, che il poeta prima raccoglie e poi dona ai suoi lettori. Il secondo verso aggiunge l’ evocazione del luogo-tempo da cui la poesia viene: il nulla.

Il testo, che apre l’ Allegria, introduce con sintesi estrema uno dei temi che pervadono più profondamente l’ intera raccolta: il motivo del tempo. A esso fa riferimento la dialettica temporale che, nel passaggio dal primo al secondo verso, oppone i singoli momenti o frammenti del tempo vissuto, sentiti come relativi ed effimeri, il momento del raccogliere e del donare, e l’ assolutezza dell’ eterno nulla.

“Il problema di Ungaretti diventa quello di recuperare alle cose la lontananza temporale da cui vengono, di fornirle di passato; per lui, nella polarità di eterno ed effimero, è il primo termine che deve essere salvato dalla dissoluzione.”.

  [Guido Gugliemi, Interpretazione di Ungaretti]

Nel donare un passato ad ogni cosa, Ungaretti si avvicina all’ idea dell’ eterno, ove è attivo l’ influsso di Bergson, di cui il poeta era stato allievo negli anni parigini. Sono proprio le teorie bergsoniane, sul tempo e sull’ eternità, ad essere al centro di un saggio ungarettiano intitolato “L’ estetica di Bergson”, uno scritto degli anni venti, stesso lasso temporale dell’ elaborazione della raccolta “Allegria”, dove si legge che i poeti devono indovinare “la perennità del tempo”, perchè “il nostro atomo di tempo non è perduto nell’ eternità, è una goccia nel gran fiume” e gli uomini sono un’ “incarnazione momentanea dell’ eternità”.

L’ eterno dell’ Allegia, quindi, non è un tempo fuori dal tempo, ma un insieme di particelle temporali, ciascuna delle quali è accompagnata da una data intesa a restituire l’ esperienza del tempo sia come attimo contingente, sia come parte dell’ eterno.

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