Il Fu Mattia Pascal, un nome per esistere.

Fu mattia pascal

“Una delle poche cose, anzi forse la sola, ch’io sapessi di certo era questa: che io mi chiamavo Mattia Pascal.E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava di aver perduto il senno sino al punto di venire da me per qualche consglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:

-Io mi chiamo Mattia Pascal

-Grazie, caro. Questo lo so.

-E ti par poco?”

                                                              [Il fu Mattia Pascal- Luigi Pirandello]

Il vivo, fintosi morto o ritenuto tale dagli altri, è un tipico espediente del racconto terrifico, come nel “William Wilson” di Poe, dove si contempla l’ uccisione del sosia.

Pirandello, però, tratta con umorismo e con un’ attenta analisi questa morte e rinascita del protagonista, senza alcuna intenzione di accostarsi, durante la narrazione, al genere del terrore.

E’ una ricerca dell’ io, di chi si è privati del proprio nome, di come potersi reinventare quando la certezza maggiore, la propria identità, viene a mancare perchè toltaci per errore.

Il protagonista  vive la sua vita con un’ unica certezza,l’ essere Mattia Pascal.

La sua fisionomia, non molto amata, lo caratterizza, rimanendo, via via durante il disfacimento della sua seconda identità, una sicurezza immutata, un dato che non cambia nel tempo.

L’ incipit del libro è altamente socratico, con l’ autopresentazione del protagonista,voce narrante del racconto, attraveso la riduzione delle certezze del sapere, sino ad arrivare a conoscere unicamente chi egli fu, ignorando chi egli è nel presente.

Trovatosi privato, per errore, del suo proprio essere, egli rinasce come Adriano Meis, muovendosi in un labirinto di specchi, scappando dalla sua prima esistenza, da coloro che erano la sua famiglia ed i suoi amici, ma portandosi sempre dietro chi fu, Mattia Pascal.

La nuova identità nasce con fatica, sotto il segno dell’ aleatorietà, mentre il suo vero io si rimpicciolisce, senza, però, cedere mai del tutto.

Mattia ed Adriano formano un doppio artificiale, un doppio destinato a svanire.

A Roma Adriano Meis ha una vaga forma di socialità, in casa Peleari, il cui proprietario, Anselmo, immerge il protagonista in un’ atmosfera spiritistica ed esoterica.

Nuovamente egli è circondato da libri, ma questi sono di uno stampo mistico, che perfettaente si intona con l’ aria velata di occulto della dimora.

Qui Adriano incontra Adriana, la donna che egli crede incarnare l’ amore ideale.

Adriano Meis cessa di vivere quando scopre che la sua doppia, Adriana, non è la materializzazione delle doti femminili amorose, ella è solamente una donna, mentre lui è solo un’ ombra.

Egli è l’ ombra di un uomo che si muove tra gli spiriti invocati dalla medium Silvia durante le sedute spiritiche.

Adriano ama Adriana, nomina sunt omina, come Mattia non è mai riuscito ad amare nè Oliva nè Romilda.

Oliva, della quale il protagonista è infatuto perdutamente per una caratteristica fisica be precisa, “Due ciriegie, le labbra”, piuttosto che per qualche dote morale o spirituale, ella va in sposa a Batta Malagna, antagonista di Mattia, il quale ingravida la donna quando è chiaro che il marito non può darle figlie.

Romilda, allo stesso modo, affascina il protagonista per una sua particolarità fisica “Occhi d’ uno strano color verde, cupi, intensi, ombreggiati da lunghissime ciglia.”.

Anche questa viene messa incinta dal protagonista, che si ritrova a sposarla senza troppa convinzione.

Dal matrimonio nascono due gemelle, le quali non sopravviveranno, morendo l’ una dopo qualche tempo dall’ altra, contemporaneamente alla madre di Mattia, unica donna veramente amata dall’ uomo.

Pirandello spinge l’ intrigo sentimentale, che va a braccetto con quello economico, sino all’ assurdo, il groviglio delle passioni, nonostante le morti degli innocenti, verte sul comico.

C’ è una volontà palese di svilire l’ amore, brutalizzato da un desiderio di agio e solidità che trasforma un tale sentimento, tra i personaggi, ad un mero oggetto di scambio.

Il mondo dei giovani, Mattia, Oliva, Romilda, è battuto e schiacciato dal mondo dei vecchi, il Malagna e la Pescatore.

La sterilità, del Malagna, e la morte infantile, delle gemelle, sembrano essere invocate dall’autore per impedire nuove nascite, che finirebbero per vivere un’ esistenza misera e meschina, in un mondo dove l’ amore è oggetto di un baratto economico.

Mattia è da sempre, e per sempre, destinato ad una maschera, impostagli prima dalla società “di marito, di padre, di fratello e via dicendo”, poi dall’ occasione, Adriano Meis, nata dalla necessità di essere qualcuno.

Dal verismo Pirandello eredita la concretezza della scrittura, allontanandosi, però, dai criteri fondamentali del Naturalismo: il narratore è interno, quindi ogni sua asserzione potrebbe essere una menzogna o un suo adattamento della realtà, come nelle memorie di Zeno Cosini in “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo; il protagonista è triplice poichè egli è il fu Mattia Pascal, Adriano Meis ed il “nuovo” Mattia Pascal.

Quindi, per Pirandello la vita dell’ uomo non è più governata dai canoni descritti dal verismo, non ci sono più i rigidi  e certi rapporti di causa ed effetto, ogni cosa è regolata dal caso.

21 pensieri su “Il Fu Mattia Pascal, un nome per esistere.

    • Si, Pirandello è geniale, e ne “Il fu Mattia Pascal” ha saputo usare in pieno la tecnica dell’ umorismo, come poi rifarà in “sei personaggi in cerca di autore” e “Uno, nessuno e centomila”.

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  1. Hai un blog incredibilmente interessante, lo sto leggendo pian pianino … Hai dato spazio ai miei autori preferiti … È un pò tornare a scuola e nutrirsi di vera bellezza. Grazie. Un saluto

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  2. Adoro Pirandello, romanzi, novelle, teatro … tutto. Letto e riletto, ogni volta è sempre un piacere. E poi quante opere ho visto a teatro! Svevo, oltre ad essere mio concittadino, è l’altro mio autore preferito. “La coscienza di Zeno”, poi, è insuperabile.

    Grazie per aver ricordato due grandi autori.
    Un abbraccio.

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  3. Con Mattia Pascal/Adriano Meis ho iniziato a leggere. O almeno ho scoperto quanto gratificante potesse essere leggere con regolarità. Gli sono grato. A lui e al fratello Vitangelo Moscarda. Devo qualcosa pure all’influenza, mi sa.

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  4. FANTASTICOOOO…
    testo che andrebbe usato da manuale per dimostare
    la superba intelligenza che si cela dietro l’ironia..
    adoro “Il fu Mattia Pascal”

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  5. Buongiorno Mara. Seguo da poco il tuo blog e solo stamattina mi sono presa un po’ di tempo, sorseggiando un thé, per leggere l’ultimo articolo. Sai quando inizi un libro che ti appassiona e resti col fiato sospeso sino alla fine, dove vuoi arrivare in fretta perché non puoi resistere ma vuoi al contempo gustarti ogni parola? Ecco. È stato così. Come tutti noi avevo letto Il fu Mattia Pascal al liceo, una vita fa, ma non ricordavo per nulla il vero significato che l’autore vuole trasmettere. Con le tue parole hai fatto venire voglia anche a me di rileggerlo.
    Da appassionata lettrice, ti ringrazio e sfoglierò, giorno per giorno, le tue pagine.
    Manuela

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    • Buongiorno a te, Manuela.
      Sono felice che le mie parole ti siano state gradite.
      Consiglio sempre di rileggere i libri che abbiamo amato in passato, continueremo ad amarli sempre di più, scoprendo, di volta, in volta, qualcosa di nuovo, perchè loro non cambiano, noi si.

      Ti ringrazio ancora, e benvenuta.

      Mara.

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  6. Quando l’ho odiato questo libro quando ci imposero di leggerlo al liceo! Non mi piaceva leggere Pirandello, ero ancora troppo sensibile. Allora preferivo starmene sotto il suo albero a guardare quello stesso mare di parole che ci fa annegare nella psiche. Devo dire che la sua storia è molto realistica visti i casi di gente che sparisce nel nulla. Mi chiedo se qualcuno di questi “scomparsi” abbia avuto tra le mani questo romanzo e ne abbia tratto ispirazione 🙂

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