Lucrezia, la colpa di essere una Borgia.

borgia

“Se non fu una santa non fu nemmeno un mostro. Se non si fosse chiamata Borgia, non avrebbe avuto bisogno né di avvocati difensori, né di postume e tardive riabilitazioni.”.

                                                                    [I Borgia, Roberto Gervaso]

 

Per secoli la figura di Lucrezia Borgia è stata demonizzata e, nonostante gli studiosi tentino di dare giustizia a questa donna, permane ad essere conosciuta, dai più, come una sgualdrina avvelenatrice. La cultura di massa continua a tener legata la memoria di Lucrezia ad aneddoti, storicamente, infondati.

Per poter parlare di Lucrezia Borgia bisogna prima esaminare il contesto storico e politico in cui ella nacque, perché estrapolandola dal suo tempo storico, ella è facile vittima di calunnie, di intrighi a cui non ha mai preso parte.

Ella, da sempre, scontata una colpa non sua: essere la figlia del Santo Pontefice.

Il 23 Luglio del 1492 le condizioni di Papa Innocenzo VII si aggravarono, sino a fare entrare il Sommo Pontefice in coma, ed in Vaticano si attendeva la sua fine.

“Eppure Dumas […] ci dice che egli [Innocenzo VII] era chiamato <<padre del popolo>>, poiché grazie alle sue arti amatorie aveva aumentato il numero dei suoi sudditi di otto figli maschi e di otto figlie femmine […] naturalmente con amanti diverse.”.

                                                                                  [La figlia del papa, Dario Fo]

 

Ne  “La civiltà del Rinascimento in Italia”, di Jacob Burckhardt, l’ autore ci riporta un fatto interessante: Papa Innocenzo VII e il di lui figlio prediletto, Franceschetto, istituirono una banca di grazie temporali, non utili a raggiungere più velocemente il Paradiso, una volta trapassati, ma atti capaci, a secondo del denaro sborsato, che rendevano il beneficiario libero di qualunque azione, compreso l’ omicidio.

Alla morte di Innocenzo VII, in una Roma sospesa, il conclave risultava spaccato tra due fazioni, ma con un abile gioco di clientele, doni e promesse, il Vescovo Rodrigo Borgia, la cui candidatura non era neanche stata presa in considerazione all’ inizio, venne eletto Sommo Pontefice, con il nome di Alessandro VI.

“Nel 1492, il figlio primogenito di Rodrigo, per il quale il padre aveva fatto creare in Ispagna il ducato di Gandia, e che si era chiamato Pedro Luis come lo zio, era morto; è morta anche Jeronima entrata sposa nella nobile casa romana dei Cesarini. Isabella, un’ altra figlia, vive tranquilla sposata al nobile romano Pietro Matuzzi. Questi tre figli erano nati da donne sconosciute alla storia; ma i beniamini, coloro che esaltano i pensieri di Alessandro sono i quattro giovanetti Cesare, Juan, Lucrezia e Jofrè. Vannozza Cattanei è la loro madre: la donna più a lungo amata e sempre protetta da Rodrigo Borgia vive nell’ ombra […] ha amato, è stata amata, e i suoi figli crescono come agili pioppi in riva al fiume dell’ amore paterno.”.

                                                                         [Lucrezia Borgia, Maria Bellonci]

Lucrezia nasce a Subiaco, nell’ Aprile del 1480, e la sua fisionomia, negli anni, va ad accostarsi a quella paterna, ereditando dalla madre i colori morbidi, come il biondo dei suoi capelli e gli occhi di un intenso azzurro. Ma la linea sfuggente del mento ed il sangue, che dona vigore a quell’ esile fanciulla, sono retaggi della sua ascendenza spagnola.

A tredici anni venne data in sposa al suo primo marito, Giovanni Sforza, conte di Pesaro, iniziando a far parte degli intrecci politici del padre.

Lucrezia, ancora troppo giovane per poter consumare il matrimonio, rimase a Roma, sotto la stretta sorveglianza della zia, Adriana Lima e della favorita del padre, Giulia Farnese.
Che il matrimonio fosse stato consumato o meno, che ella dovette giurare il falso per poter ottenere l’ annullamento del vincolo oppure no, Lucrezia si chinò docilmente al volere paterno, impiegando anni prima di riuscire a far ordine nel suo animo e nei suoi pensieri, sino a divenire una donna, più autonoma della bambina sempre accondiscendente, andando anche contro il volere del padre, del Valentino e successivamente a quello dei vari componenti della famiglia D’ Este.

Nel 1496, mentre Giovanni Sforza fuggiva presso Lodovico il Moro, suo parente, cercando un alleato capace di difenderlo dalle minacce papali, Lucrezia, per salvare il suo onore già bersaglio delle male lingue, si riparò tra le mura del monastero di San Sisto.

Proprio in quel luogo di pace e di preghiera pianse la morte del suo amato fratello maggiore Juan, Duca di Gandia.
Diverse voci circolavano tra i vicoli di Roma, riguardo all’ accaduto, e molto probabilmente giunsero sino a Lucrezia, rendendola partecipe di ciò che doveva essere accaduto: il mandate, o forse l’ esecutore stesso, dell’ omicidio sembrava essere Cesare Borgia.
A supportare questa ipotesi, di cui non si hanno prove certe, fu la reazione di papa Alessandro, il quale dopo giorni di estrema disperazione per la perdita del suo prediletto ed un’ ingente caccia all’ assassino, interruppe la ricerca del colpevole, dopo appena venti giorni, facendo così pensare che egli conoscesse l’ identità dell’ assassino.

Durante tutto il suo soggiorno in monastero, Lucrezia riceveva lettere da parte del padre, che sceglieva i messi tra i suoi camerieri personali, uomini, a suo avviso, di massima fiducia: compare, quindi, la figura di Perotto, Pedro Caldes.

“Ella doveva sapere però fin da principio che non v’ era speranza di avvenire per lei e Pedro insieme nel mondo. […] L’ amore dei due complici era stato tanto imprudente che Lucrezia dovette accorgersi di portarne in sé le conseguenze.”.

                                                                                           [Lucrezia Borgia, Maria Bellonci]

Da questo amore proibito, lavato col sangue per mano del Valentino, che uccise senza pietà Perotto, sotto lo sguardo del Santo Pontefice, nacque Giovanni Borgia, l’ Infante Romano, del quale conosciamo praticamente tutta la sua vita: raggiunse la madre a Ferrara, quando ella divenne Duchessa, per poi, dopo molto viaggiare, stabilirsi a Roma come oratore Papale, una posizione ben mediocre per chi, come l’ Infante, è, e forse resterà per sempre, uno dei più grandi enigmi dell’ esistenza di Lucrezia.
Questo bambino fu una delle cause scatenanti che diede inizio ad uno dei pettegolezzi, più longevi, riguardo alla figura di Lucrezia, il suo presunto rapporto incestuoso con il fratello, Cesare.

Nonostante l’ editto di due bolle papali, nelle quali prima Giovanni Borgia veniva riconosciuto come figlio di Cesare e di una nobil donna libera, e poi come figlio dello stesso Pontefice e della medesima nobil donna libera, in tutta Roma si diffuse ben presto la notizia che la vera madre dell’ Infante romano era Lucrezia, cosa che macchiò indelebilmente la reputazione della giovane, venendo apostrofata come la più gran puttana di Roma, dal cronista veneziano Girolamo Priuli, o come colei che “portava il gonfalone delle puttane”, dal cronista umbro Matarazzo.

E intanto il Sannazaro, con il suo celebre epitaffio, aiutò ad accrescere la nome di donna incestuosa:

“Hic jacet in tumulo Lucretia nomine, sed re
Tais. Alexandri filia, sponsa, nurus.”.

“In questa tomba giace una che ebbe il nome di Lucrezia
ma che fu Taide. Di Alessandro figlia, sposa, nuora.”.

Mentre la nomea, che seguirà Lucrezia nei secoli a venire, nasce e si consolida, senza dati di fatto alla base, ella va incontro al suo secondo matrimonio, nel 1498, con Alfonso D’ Aragona. Da questa unione nascerà il primo figlio, legittimo, di Lucrezia, battezzato, in onore del nonno, Rodrigo.

Lucrezia appare felice, al fianco del suo sposo, forse questo è il suo matrimonio più felice, più sentito. Questo sentimento di gioia, però, non è duraturo.

Un attentato, ai danni di Alfonso, lo porta in punto di morte, ma grazie alle ottime cure mediche e alla sua forte costituzione fisica, in breve tempo fuori pericolo.

“Cesare era stato a visitare il cognato e si diceva che avesse mormorato tra i denti che le cose non riuscite al desinare sarebbero riuscite a cena.”.

                                                                 [Lucrezia Borgia, Maria Bellonci]

E di certo, Cesare Borgia non era persona che parlava tanto per dire. In un attimo di distrazione di Lucrezia, Alfonso, ancora convalescente, fu ucciso, nella Torre Borgiana, per mano di Michelotto, su ordine del suo padrone, il Valentino.

Vedova e con un bambino ancora piccolo, Lucrezia si ritrovò ben presto ad essere nuovamente al centro di intrighi politici, i cui fili partivano dalle mani del padre e del fratello. Lei era una preziosa merce di scambio per alleanze favorevoli e, possibilmente, durature.

Alessandro VI ed il figlio stavano cercando di allargare i loro possedimenti, per creare uno stato su cui le generazioni future di Borgia avrebbero governato. Un’ impresa tanto ardita era, però, destinata a fallire.

Dopo lunghe trattative, ed esose richieste da parte del futuro suocero, Lucrezia fu data in sposa ad Alfonso d’ Este.
Oltre ad una dote ingente, favori ecclesiastici e  una dispensa dal versamento delle tasse, ai Borgia fu chiesto che Lucrezia entrasse a Ferrara come vedova bianca, e cioè che lasciasse a Roma suo figlio Rodrigo, con l’ imposizione che tra i due non vi fosse mai più alcun incontro.
Immaginiamo la disperazione di una madre nel doversi separare dai propri figli, e con quale animo ella fu costretta ad accettare.

“Che stia tranquilla, dice Alessandro VI, e qualunque cosa desideri gli scriva, perché egli farà, lei assente, molto più di quello che ha fatto lei presente. Queste parole dette ad alta voce in italiano […] sono le ultime che ella udrà dal padre.”.

    [Lucrezia Borgia, Maria Bellonci]

Il commiato, tra Lucrezia ed il padre, è commovente e mostra fino in fondo l’ amore che questi doveva provare per lei, quella figlia che non rivedrà mai più e per la quale aveva sempre provato una speciale tenerezza.

La vita di Lucrezia, a Ferrara, cambiò drasticamente. Ella fu sempre in perenne lotta prima con il suocero, non certo generoso come il di lei padre, poi con Isabella, sorella di Alfonso, poiché la Marchesa di Mantova vedeva in Lucrezia una nemica al suo status quo, senza però trovare in lei una sua pari, ma una figlia illegittima, che be presto avrebbe assunto il titolo di Duchessa di Ferrara.

Per trovare rifugio dalla freddezza e dalle continue assenze del marito, Lucrezia si chiuse nella sua corte, circondata dalle dame a lei più care, tra le quali compariva anche sue cugina Angela Borgia. Solo successivamente, per evitare di essere punita dal suocero con la privazione del suo seguito di spagnoli e romani, accettò, a malincuore, tra le sue intime alcune dame ferraresi.

Alla morte di Ercole d’ Este, Lucrezia divenne Duchessa di Ferrara, un titolo che tanto era costato, soprattutto dal punto di vista economico, ad Alessandro VI il quale non vedrà mai realizzato il suo sogno di dare un titolo nobiliare alla figlia, vendo a mancare due anni prima dell’ incoronazione.

Durante le prolungate assenze del marito, Lucrezia fu spesso reggente della città, affiancata dal cognato Ippolito; nelle sue mani era rimessa la giustizia, le suppliche e tutti i problemi relativi alla gestione della comunità. Le tornarono, di sicuro, utili gli insegnamenti paterni, poiché, ogni qual volta che il Sommo Pontefice si ritrovava a dover lasciare Roma, i poteri decisionali passavano direttamente nelle mani della figlia, affiancata, sempre, da uomini fidati.

Degli anni ferraresi ci sono giunte numerose testimonianze di due amori che Lucrezia ebbe, il primo con il Bembo, poeta appartenente alla sua corte, con il quale non sappiamo se ella ebbe rapporti carnali oppure no; il secondo con Francesco Gonzaga, Marchese di Mantova e marito di Isabella, padrino di Rodrigo D’ Aragona.

“Nessuno fra questi esimi storici, e di contro fra i narratori di avvenimenti erotico-porno- osceni di mercato, nessuno ha messo al centro della storia il fatto che Francesco Gonzaga fosse ammorbato dalla sifilide. […] Federico, secondo figlio di Francesco ed Isabella, aveva contratto la lue (sifilide) congenita, cioè ereditata dal padre. Come avrebbe potuto Lucrezia […] in seguito generare con suo marito cinque figli in ottima salute?”.

                                                     [La figlia del papa, Dario Fo]

Come giustamente viene sottolineato, dal premio Nobel Dario Fo, è impossibile che tra Lucrezia ed il cognato ci possa essere stato più che un rapporto basato su un amore prettamente platonico, fatto di lettere piene di supporto, amore e devozione. Forse entrambi erano solo alla ricerca di qualcuno da amare e da cui farsi amare, senza imposizioni e doveri.

Per quanto il sentimento tra i due cognati possa essere stato innocente,  per la Marchesa di Mantova, Isabella, che il marito corteggiasse proprio la cognata fu un punto di rottura, non solo tra i due coniugi, ma anche tra le due donne.

Francesco Gonzaga fu l’ unico a rimanere vicino a Lucrezia, mentre il Valentino era tenuto prigioniero. Ella soffrì moltissimo durante i mesi di prigionia di Cesare, e non appena questi ritrovò la libertà, Lucrezia impegnò alcuni dei suoi gioielli più famosi, così da finanziare un intero esercito da mettere ai comandi del fratello, perché questi potesse riprendere i territori  emiliani, ora sotto il potere di Giulio II.

Tanta fu la gioia di Lucrezia, nell’ apprendere che il fratello era sano e libero, che ballo con tanto vigore da perdere il bambino che portava in grembo. Alfonso non nascose il suo dissenso, incolpando Lucrezia di quell’ aborto, delle sue smodatezze e del suo eccesso.

“Cesare Borgia, ch’ era dalla gente
per armi e per virtù tenuto un sole,
mancar dovendo, andò dove andar suole
Febo, verso la sera, all’ occidente.”.

[Epitaffio Cesare Borgia, tratto da Lucrezia Borgia, Maria Bellonci]

Il dolore di Lucrezia fu enorme, quando apprese della morte del fratello, ucciso durante un’ imboscata. Prima di ritirarsi tra le mura del monastero del Corpus Domini, ove poter piangere liberamente il Valentino, fece condurre a Ferrara da Roma la figlia di Cesare, un’ altra Lucrezia, affidandola alle cure di Angela Borgia.

Nella sua vita Lucrezia Borgia si ritrovò spesso a piangere per la perdita di persone amate: Alfonso D’ Aragona, il padre, diversi suoi figli, tra i quasi Rodrigo, tutte e tre i fratelli ed infine l’ amatissima madre. Seppe, però, sempre farsi forza e, spesso, grazie alla spiritualità ritrovare la speranza di un futuro più certo.

Nonostante i lunghi anni trascorsi a Ferrara, ella non si sentì mai ferrarese. Visse nell’ illusione di quel paradiso perduto, di quella lingua legata ai suoi affetti più cari, primo tra tutti il padre, quella terra lontana e a lei sconosciuta, e quindi idealizzabile, la terra dei suoi avi: la Spagna.

L’ ottava gravidanza portò Lucrezia alla morte. Nata settimina, Isabella Maria fu battezzata alla nascita, e dopo appena un mese di vita spirò. Alla madre toccarono giorni di agonia, con una febbre che la consumava lentamente, facendole perdere il senno. Per pochi giorni migliorò, facendo sperare ai medici che fosse sulla via della guarigione. A trentanove anni si spegneva Lucrezia, il cui nome sarebbe sopravvissuto, nel bene o nel male,  al logorio del tempo.

“Scrivendo questa storia, ho inteso non tanto rifare il secolare processo ai Borgia, quanto di rappresentarli nel loro modo quotidiano, caldo e naturale di stare al mondo, in una prospettiva umana di individui, non mostruosa di crinali. […] Aggiungerò che ella [Lucrezia] è stata di tutta la famiglia la più maltratta, e dagli accusatori e dai paladini: un vero destino di donna.”.

                                                                            [Lucrezia Borgia, Maria Bellonci]

Mentre al Valentino veniva imputato il suo carattere bellicoso, la sua smania di conquistare, pari a quella del padre, voglioso di riunire sotto di sé quante più terre e ricchezze fosse possibile, la memoria storica di Lucrezia la scredita dal punto di vista morale. A lei furono dati gli epiteti peggiori, “puttana”, “Sgualdrina” e via dicendo, andando a colpire non le sue azioni, ma la sua morale, messa perennemente in dubbio, come se la sua condotta sentimentale influenzasse il suo discernimento. Che ella abbia avuto amanti, nel caso li avesse avuti, perché sarebbe stato inaccettabile? Al Valentino le sue conquiste, tra le quali la cognata, non crearono poi troppi scandali, tra i suoi contemporanei, per non parlare dei moderni.
Lucrezia, tra tutti i Borgia, come sottolinea la Bellonci, pagò il prezzo più alto, perché donna.

La studiosa non vuole riscattare, con stampo femminista, la figura di Lucrezia, ma semplicemente ella desidera ripercorrere la vita di questo personaggio, tanto maltrattato dal maschilismo del tempo.

“La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, Lucrezia brava piacere, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi suntuosi. […] Cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina.
Lucrezia e Cesare erano dunque i figli prediletti di papa Alessandro VI e tutti e tre formavano la trinità diabolica che regnò undici anni sul trono pontificio, come una parodia sacrilega della Trinità celeste.”.

                                                                                                    [Les Borgia, A.Dumas padre]

Alexander Dumas descrisse il Rinascimento come un periodo pieno di dualità: civiltà e brutalità, sensualità e cinismo, bellezza e nequizia.

Les Borgia, di Dumas, appartengono ad una raccolta, composta di otto volumi, sui grandi delitti celebri. Quest’ opera, la cui attinenza storica è praticamente nulla, andò a calcare e a tramandare, non ciò che in verità era accaduto, ma ciò che la tradizione, basata su pettegolezzi e dicerie, aveva tramandato.

“Generazioni di storici ne hanno travisato la biografia esaminandola nell’ ottica dei crimini commessi dalla sua famiglia, a loro volta amplificati da cronisti contemporanei ostili […] Lucrezia in realtà era una giovane sventata, vittima inerme degli uomini della sua famiglia. La verità è che in un mondo in cui i dadi erano pesantemente truccati in favore dei maschi, Lucrezia si destreggiava a seconda delle circostanze per forgiare il proprio destino.”.

                                                                      [Lucrezia Borgia. La storia vera, Sarah Bradford]

La biografa e storica, Sarah Bradford, analizza, non solo Lucrezia quale vittima di un’ intricata ragnatela politica ed economica, tessuta e sorretta con maestria da Papa Alessandro VI, ma soprattutto il di lei rapporto con il fratello Cesare.

“[…] Che avessero commesso incesto o no, senza dubbio Cesare e Lucrezia si amavano più di quanto amassero chiunque altro e mantennero reciproca fedeltà fino alla fine. Lucrezia rappresentava l’ unica eccezione per Cesare, che non aveva alcun rispetto e considerazione per le donne.”.

                                                                         [Lucrezia Borgia. La storia vera, Sarah Bradford]

A battersi strenuamente, infatti, per il rilascio del Valentino, tenuto prigioniero, non fu sua moglie, Charlotte d’ Albert, ma Lucrezia, pronta a pagare, supplicare e minacciare, pur di far tornare in libertà Cesare.

“[…] Mite ed arrendevole, sapeva quanto le sue scelte fossero subordinate alla volontà paterna, di cui sarà il docile e, a volte, tragico strumento.
Trasformarla in un Cesare in gonnella o in una Frine del Rinascimento, orditrice di tranelli, propinatrice di veleni, divoratrice di uomini è falso.
Se non fu una santa, non fu nemmeno un mostro.
Quel che fece, soprattutto, nel male, le fu imposto.”.

                                                                                             [I Borgia, Roberto Gervaso]

 

Lo scrittore, Roberto Gervaso, sottolinea come Lucrezia Borgia sia stata, semplicemente, una donna vissuta a cavallo tra la fine del 1440 e gli inizi del 1500, e di come la sua vita fu quasi sempre in balia delle decisioni maschili della sua famiglia.

Venendo decontestualizzata, la figura della donna, diventa fragile, adattabile ad ogni ruolo le si voglia assegnare, come quello dell’ avvelenatrice.

“Lucrezia con i veleni non ha mai avuto a che fare. Lei non ha tramato, non ha ucciso nessuno. E’ stata soprattutto una vittima, bella ed intelligente, nata per sventura con il marchio sciagurato dei Borgia.”.

                                                                              [La figlia del papa, Dario Fo]

 

L’ immagine moderna di Lucrezia è strettamente legata alla leggenda della Cantarella, il veleno borgiano per eccellenza, capace di uccidere, a seconda delle dosi, a diverse ore di distanza dal momento dell’assunzione. La cantarella era il veleno perfetto, essendo a termine, poiché i primi sintomi apparivano quando l’ avvelenatore non era più in presenza dell’ avvelenato, creando così un alibi perfetto.

Che i Borgia usassero o no la cantarella, che gli studiosi moderni ritengono fosse dell’ acido arsenioso, non ci sono prove, né indizi nelle lettere o nei resoconti dell’ epoca che accennino, anche in minima parte, alla morte per avvelenamento, ucciso per mano di Lucrezia, attraverso il suo famoso anello.

C’è quindi da presupporre che, siffatta nomea, derivi dalla memoria lasciataci dalla tragedia di Victor Hugo, dove Lucrezia era rappresentata come una moderna Giocasta, un personaggio odioso sin dalla prima scena.

La letteratura romantica creò, attorno alla donna, una fitta trama di vicende oscure, immorali, a tratti morbose, costellati di omicidi e soprusi, reinventando la storia stessa.

Lucrezia Borgia rimane ancora, purtroppo, nell’ immagine collettiva l’ avvelenatrice, l’ incestuosa, la sgualdrina, la manipolatrice. Molta della colpa non è da imputare ai racconti romantici, o ai contemporanei invidiosi, ma ai programmi televisivi, che pur di creare interesse nel pubblico, hanno stravolto la storia.

Questo non è un tentativo di difesa, perché Lucrezia Borgia non è sotto accusa. Ha vissuto, ha amato, ha governato seguendo la sua coscienza. E di ciò che ha subito, per volere degli uomini della sua vita, non ha colpe, e quindi non ha bisogno di avvocati o accusatori.

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4 pensieri su “Lucrezia, la colpa di essere una Borgia.

  1. Purtroppo nel corso della storia sono quasi sempre le donne a pagare il prezzo più alto, e anche nelle indagini rivolte al passato pochi studiosi hanno la voglia e il coraggio di scavare a fondo per liberarle da quegli strati di ambiguità che ne distorcono la reale immagine. Sono anche d’accordo quando scrivi che alcuni filmati o certe pubblicazioni contribuiscono a stravolgere la realtà storica; purtroppo quello che prevale è l’interesse di alimentare nella gente una certa morbosità, nel tentativo di accaparrare audience o vendite sempre più alte. Il libro della Bellonci l’avevo letto molti anni fa, e anche se la memoria non mi aiuta a ripescarne ogni dettaglio ne conservo ancora oggi un’impressione positiva. A mio parere, riprendendola e citandola spesso in questa tua bella analisi, sei riuscita a renderle il giusto onore, sia a lei che alla figura di Lucrezia.

  2. Ben tornata dopo un lungo periodo di silenzio trrattando di Lucrezia Borgia, della qualla ho letto molto. Ricordata per lo più, come hai sottolineato più volte, come il volto femminile della famiglia Borgia nel bene e nel male, mi piace integrare la tua storia con alcuni appunti. E’ vero che non fu amata dai ferraresi, che la vedevano come un’intrusa a corte, ma rese il ducato estense con mano ferma per lunghi anni, perché il marito Alfonso era prigioniero, del Papa e impossibilito a gestire il ducato. Di quel periodo rimangono le celebri lettere crittografate, che solo di recente sono state lette in chiaro (sono state oggetto di una trasmisisone RAI3), dove si dimostra un’abile governante e un’accorta gestore del potere e del denaro. Subì stoicamnete otto gravidanze. L’ultima gli fu fatale, nonostante i medici l’avessero sconsigliata. Trascorse gli ultimi anni sopportando il supplizio del cilicio. Lo scontro con la cognata Isabella d’Este fu memorabile per gli sgarbi vicendevoli.
    Sicuramente la sua figura deve essere rivalutati in tutti i sensi, perché vittima del maschilismo imperante in quel periodo.

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