Gli occhiali d’ oro, l’ emarginazione coatta del diverso.

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“Non c’ è nulla più dell’ onesta pretesa di mantenere distinto nella propria vita ciò che è pubblico da ciò che è privato, che ecciti l’ interesse indiscreto delle piccole società per bene.”.

 [Gli occhiali d’ oro-Giorgio Bassani]

Sullo sfondo di una piccolo città di provincia, Ferrara, si muovono i personaggi del romanzo, nel quale il lettore si vede proiettato e guidato dall’ intimo dall’ io narrante, che avvicina e cambia la prospettiva della storia, mentre intorno ai protagonisti viene, realmente, a cambiare la Storia.

Tragedie individuali e storiche si intrecciano, fondendosi in una coralità anonima, che valuta, cerca le pecche,crea pettegolezzi e si impiccia senza ritegno delle sorti del protagonista su cui focalizza le sue attenzioni, come anche l’ io narrante fa, senza però mai giudicarlo, senza mai elevarsi a giudice supremo delle azioni altrui.

La borghesia ferrarese, coro di questa tragedia, non fa altro che soppesare le mosse del protagonista, sentendo verso di questi un diritto. Loro l’ hanno fatto divenire uno dei medici più illustri di Ferrara, quindi è un loro diritto poter sapere tutto di colui a cui si affidano.

“Quegli occhiali d’ oro che scintillavano simpaticamente sul colorito terreo delle guance glabre, per la pinguedine niente affatto sgradevole di quel grosso corpo di cardiaco congenito. […] In lui ci fu di sicuro, insomma, a priva vista, qualcosa che subito attrasse e rassicurò”.

Athos Fadigati, specializzato in otorinolaringoiatra, è un medico innovativo, che giunge a Ferrara dalla natia Venezia portando una ventata di modernità. Il suo studio è il più apprezzato della città, la sua cortesia e la sua cultura ne fanno presto un uomo importante, membro di entrambi i circoli più esclusivi della città.
L’ unica nota stonata, nella vita dell’ uomo a dire della comunità, è l’ assenza di una moglie. I più si prodigano a trovare una giusta ragazza da “portare ogni domenica mattina a San Carlo o in Duomo, e la sera al cinemtografo, impellicciata e ingioiellata come si conviene?”. Ma mentre la ricerca della giovane non porta risultati soddisfacenti, visto il valore medico e patrimoniale dell’ uomo,che appare totalmente soddisfatto della sua esistenza senza una donna al suo fianco,  un pettegolezzo inizia ad insinuarsi.

Sarà proprio questa voce, questo dubbio a portare, lentamente, Fadigati alla rovina, facendolo divenire il capro espiatorio di cui ogni tragedia necessita. Egli si adeguerà, piano piano, alla visione che tutti hanno di lui, cedendo infine, senza più timori.

Contemporaneamente conosciamo l’ io narrante, del quale sappiamo poco, ma attraverso il quale vediamo e scopriamo gli abitanti di Ferrara, quella borghesia pronta a perdonare un vizio privato, ma che si accanisce senza ritegno quando questa diversità viene mostrata pubblicamente sotto il sole di Riccione.

Giovane studente di lettere, l’ io narrante, anche egli è un diverso appartenendo alla religione ebraica, culto ch ben presto lo porterà ad essere isolato a sua volta, da quel regime fascista che ben presto trasformerà la diversità in un motivo di odio e di paura. Ogni anormalità,politica, religiosa, sessuale sarà ritenuta una minaccia al regime stesso. Tutti dovranno essere fascisti, cattolici e credere nel valore della famiglia cristiana.

Ferrara, come qualsiasi altra città italiana, viene quindi avvolta da una nebulosità senza tempo, sospesa, bloccata in una morsa di paura e di non curanza, di accettazione becera di ciò che accade, dai più. Il fascismo domina il pensiero comune della maggioranza, mentre in pochi si rifugiano,unendosi come il narratore tra le schiere degli antifascisti, pronti anche alla morte per poter garantire a chiunque il diritto di essere libero di pensera, di praticare, di amare.

L’ amore e la religione portano, rispettivamente, il Fadigati e l’ io narrante ai confini della società, che esclude, isola e spinge alla disperazione chiunque non rientri nello schema imposto dal regime. Colui che disuguale non è un arricchimento, ma un pericolo per la morale e per il credo della nazione, fedele all’ unico Dio cattolico.

Esclusi da quel mondo borghese, nel quale erano cresciuti e nel quale erano sempre stati accettati, i due si ritrovano a dover affrontare una solitudine estrema.
Mentre il narratore trova la forza di combattere per la sua diversità, egli non vuole piegarsi, non vuole arrendersi, il Fadigati non ha più le forze. Stanco della maschera tenuta su unicamente per le convenzioni sociali, decide di liberarsi per sempre. Di perdere tutto, ma di essere finalmente libero.

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11 pensieri su “Gli occhiali d’ oro, l’ emarginazione coatta del diverso.

    • Si, hanno tratto anche un film. Giuliano Montaldo nel 1987 ricavò un discreto film che ebbe qualche riconoscimento (se non ricordo male un David) con Philippe Noiret nelle vesti di Athos Fadigati, e Stefania Sandrelli. Morricone curò una splendida colonna sonora.
      Però trovo il romanzo migliore del film.

  1. Ciao, è stato uno dei primi libri che ho letto alle medie, ora leggo poco, la passione per la cucina mi assorbe troppo forse ma da bambina/ragazza divoravo libri. Gli occhiali d’oro lo ricordo ancora. Tra i miei autori preferiti di allora c’era Vasco Pratolini, mentre all’esame di terza media avevo portato l’Isola di Arturo. E’ n periodo che leggere i vostri post mi riporta così indietro nel tempo da desiderare di tornare a viverlo. Buona giornata.

  2. Bassani, mio concittadino, ha scritto molto, anzi quasi tutto ambientandolo a Ferrara.
    Gli occhiali d’oro, meno famoso del Giardino dei Finzi Contini, secondo me lo supera per completezza nella storia e per come ha trattato l’argomento diversità in una città provinciale e chiusa, dove le apparenze contano molto di più del valore morale delle persone.
    E’ uno degli autori preferiti, del quale ho letto tutto e ogni tanto rileggo qualcosa.
    Hai saputo tratteggiare con molta competenza la storia e i suoi risvolti psicologici.

  3. Ho letto tutto d’un fiato quello che hai pubblicato in questo articolo. Bellissimo.
    Non ho mai letto il libro ma ho visto il film. pura poesia.. se non anche un esempio da seguire per molte persone.

    Complimenti per il blog.
    un bacio da Roberta.

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