Senilità, tra cecità e coscienza.

senilità

“Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla dche non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T’ amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d’ accordo di andare molto cauti.-. La parola era stata prudente […] e un pò più franca avrebbe dovuto suonare cos’:- Mi piaci, ma nella mia vita nn potrai essere giammai più importante di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera la mia famiglia.-.”

                                                   [Senilità- Italo Svevo]

L’ incipit del romanzo è immediato e immette all’ istante il lettore in una narrazione datta di doppie verità, parole taciute o camufatte, oscillazioni e ripensamenti.

L’ esordio in media res fu molto apprezzato da Montale, il quale lo definì come “Il quadro si è ristretto in superficie, ma lo scavo è andato più addentro.”.

Il protagonista, Emilio Brentani, è un uomo legato ad un ‘impieguccio’, che non gli dà nessuna soddisfazione. Egli si accontenta di appagarsi del modesto successo del suo unico romanzo, scritto anni prima, di scarso successo, ingigantito dall’ orgoglio, di Emilio,  di riuscire a creare un’ opera d’ arte, anche se incompresa dai suoi contemporanei.

Il rapporto tra Emilio ed Angiolina, “raggiante di gioventù e bellezza”, segna la narrazione. Ella è una ventata di brio nella vita monotona del protagonista, il quale vive un’ esistenza ove il tempo scandisce lentamente gli istanti.

La coppia è sempre affiancata da Amalia, la sorella di Emilio, ormai non più giovane nè avvenente, appassita anche emotivamente, poichè da sempre segregata in una penombra silenziosa. Con l’ arrivo in casa di Angiolina, Amalia, a tratti scompare,  sempre più accantonata da quella gioiosa ed esuberante vitalità che caratterizzano la figura di Angiolina, prepotente nella sua bellezza.

A complicare il già fragile equlibrio domestico, giunge il ritrovato amico, Stefano Balli, che Emilio aveva quasi dimenticato durante il suo innamoramento per Angiolina. Lo scultore, noto dongiovanni, è da sempre l’ oggetto del desiderio amoroso di Amalia, e diviene presto anche oggetto di attenzioni, di naturale più carnale, da parte di Angiolina, la quale civetta senza ritegno, dimentica del suo nuovo status quo, non più popolano e rozzo, ma borghese e sofisticato.

Amalia si animava se non quando veniva il Balli. […] Anche Amalia amava il Balli […] se non ci fosse stato lui la relazione con Angiolina sarebbe stata più dolce, non complicata da una tanto amara gelosia.”.

Emilio si accorge, dunque, di ciò che accade sotto il suo tetto, di questo gioco di sguardi tra i tre e decide, senza indugio, di cacciare l’ amico, sperando, con siffatto gesto, di riportare la calma nella vita e nell’ animo delle due donne. Segna così l’ inizio della fine.

Italo Svevo costruisce un quadrilatero perfetto: Emilio e Amalia, sognatori, passivi e perdenti, i quali si scontrano con Stefano e Angiolina, lottatori, attivi e vincenti.

Mentre gli altri personaggi hanno un’ evoluzione più lenta, il protagonista cambia in maniera esponenziale, galoppante. Al pensiero di perdere Angiolina, per la quale da sempre vive un sentimento marchiato dall’ angoscia, dimentica di non desidera legami e vincola a sè la donna, legandosi a lei, e non legandola a lui, come egli crede.

La vanità di Emilio lo spinge a tentare di plasmare Angiolina, materia grezza essendo figlia del pololo, in una donna degna di lui, rappresentante della borghesia.

Contemporaneamente ai dubbi sentimentali di Emilio, conosciamo sua sorella, Amalia, un essere fragile, che arrossisce per un non nulla. Ella ha sprecato la sua giovinezza tra le mura di casa, intenta unicamente al benessere del fratello, per il quale da anni si dedica alla creazione di piatti sempre pià eleborati, tutto per soddisfare il “palato fine di Emilio”.
E’ una donna che si è esclusa dalla vita, ella spia, involontariamente, le vite altrui, testimone così della felicità degli altri, senza però avere il coraggio di pretendere per sè quell’ amore che tanto desidera, e che con altrettanta forza dissimula come una vergogna.

Il romanzo diviene così un’ analisi, una cronaca interiore dei protagonisti, i quali vengono, minuziosamente e separatamente, osservati dal narratore esterno, che non si limita a narrare i fatti, ma commenta e propone la sua opinione, perdendo la sua neutralità e trasformandosi quasi nell’ arbitro delle situazioni che si fanno sempre più complicate tra le varie coppie che si sformano e si disfano sotto gli occhi del lettore.

La gelosia travolge Emilio e Amalia, mentre Stefano e Angiolina la provocano senza ritegno alcuno.
La sorte di ognuno dei quattro è da sempre scritta, i vincitori vengono premiati e i vinti schiacciati.

I punti principali del quatrilatero, amoroso ed esistenziale, si contrappongono in un gioco di apparenze: la buona e gentile Amalia, rappresentante della virtù femminile borghese, è nettamente contrapposta ad Angiolina, baluardo dell’ eros, capace di nascondere la sua rozzezza e l’ aridità sentimentale dietro ad una bellezza vitale e conturbante; Stefano si compiace del suo status di seduttore, incapace però di costruire un qualsiasi rapporto paritario con una donna, lanciandosi senza pensieri, in un’ eterna e spensierata fanciullezza, nelle sue effimere relazioni, mentre Emilio, l’ inetto, si accontenta della sua mediocre esistenza e vive sempre sulla ‘difesa’, croggiolandosi delle sicurezze proprie di quella “senilità” in cui si è rinchiuso anzitempo, un’ esistenza sterile, senza rischi e senza possibilità di far evolvere un qualsiasi tipo di sentimento.

Svevo, seguendo la scia di alcune speculazioni filosofiche dell’ Ottocento, descrive l’ eros come una forza disgregatrice della calma e della monotona esistenza borghese, chiusa in una senilità che conferiesce sicurezze, prendendo però in cambio la vitalità e la giocosità della giovinezza, ceduta senza pensieri e rimpianta quando la vecchiaia, realmente, giunge.

18 pensieri su “Senilità, tra cecità e coscienza.

  1. Altro autore che amo moltissimo (forse perché mio concittadino … 🙂 ), conosciuto soprattutto per “La coscienza di Zeno” ma anche “Senilità” e “Una vita” sono dei bei romanzi. Bella la tua recensione, mi piace molto.
    Approfitto per avvertirti (sempre che tu non l’abbia già notato) che da me c’è un premio per te: http://marisamoles.wordpress.com/2014/04/13/un-premio-dardos-anche-per-me/

    Buona settimana. Un abbraccio.

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  2. L’ho letto tanto tempo fa ricordo l’atmosfera grigia, la perfezione con la quale vengono descritte le mediocrità dei personaggi. Il romanzo lascia l’amaro in bocca per quanto risultino reali gli accadimenti e gli stati d’animo narrati.

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