Il falò dell’ autunno, la sconfitta.

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“Vedi sono i falò dell’ autunno; purificano la terra, la preparano per nuove semine. Voi siete troppo giovani. Nella vostra vita, questi grandi falò non hanno ancora cominciato ad ardere. Si accenderann. Devasteranno molte cose.”.

                                                                           [I falò dell’ autunno- Irene Némirovsky]

Sullo sfondo di una Parigi, prima quieta dove si passeggia al domenica sugli Champes Elysées, poi la stessa città mortificata e depauperata dalla guerra, si muove la narrazione, attraverando le due Guerre Mondiali.

Un gruppo di placidi parigini si trova d’ improvviso a dover affrontare una guerra inattesa, per non sono preparati. Armati del loro patriottismo si gettano in una cavalcata temporale, che li terrà sospesi per più di trent’ anni in due conflitti, un eterno limbo di incertezza e dolore, di preoccupazione e di perdita dell’ identità, due guerre intervallate da uno spicchio di pace oscura ed amata.

Bernard Jacquelain, adolescente pieno di sogni e di amore per la patria, parte volontario per il fronte nel 1914.
Al suo ritorno, quattro anni dopo, è un uomo, tesstimone degli orrori e delle stragi. Al ritorno ai combattimenti dalla licenza egli sa cosa vuole dal futuro. Prenderà tutto ciò che desidera, se sopravviverà. Finito il conflitto Bernad, da impavido e desideroso di gloria per la sua terra, è divenuto una persona che aspira a “Fare il meno possibile e guadagnare il più possibile” dal “palato corroso come dal più forte dei liquori.”.
Ogni traccia di umanità, di empatia con il prossimo e di solidarità è stato ucciso dagli anni trascorsi in trincea. Egli desidera unicamente arricchirsi, in qualunque modo, e riscattare la sua esistenza dalla paura costante della morte, pensiero che l’ ha accompagnato ogni singolo istante durante i combattimenti.
Da arrivista, quale è divenuto, si ambienta subito nella nuova Parigi, allacciando contatti e stringendo amicizie con personaggi di dubbia morale, rimanendo coinvolto in affari loschi dai facili guadagni.

Le due guerre cambiano le persone. Altre invece riescono ad uscire con la loro umanità illesa, provate nel corpo e nella mente, ma con l’ animo intatto, pronte a ricostruire ciò che è stato distrutto, senza lasciarsi trascinare nell’ euforia eccessiva del dopo guerra o nel desiderio di accaparrare a più non posso.

Thérèse sposa in seconde nozze Bernard, ma presto ella si accorge che non è lo stesso ragazzo che conosceva. E’ cambiato, drasticamente, è divenuto un uomo senza morale, disposto a sacrificare la sua stessa famiglia, sua moglie ed i suoi figli, per raggiungere i suoi scopi di potere e di denaro.

La donna, definita candida dalla stessa autrice, esce dalla Prima Guerra Mondiale intatta. La sua umanità è ancora nel suo animo, salda in lei. Thérèse preserva la sua fiducia nel genere umano e nelle possibilità dell’ avvenire, nonostante la speranza di un ritorno a come si era un tempo sembra debole, una fiammella scossa dai venti turbolenti del cambiamento.

Vieni e prendi, dicevano gli uomini e le donne, ma senza domandarti se è bene o male. Sono tempi felici e spregiudicati. Approfittane.”.

In un’ eterna corsa verso il piacere, l’ arricchimento smisurato, tentato od ottenuto con sforzi minimi, si dimentica il patriottismo, gli ideali, l’ amore, la morale.
Quegli anni d’ oro, dove si cerca di uscire dalla miseria, dalla fame e dalle brutalità della guerra, sono dati in mano ad una generazione senza scrupoli, senza remore, senza freni.

Denaro e potere sono i fini ultimi per risorgere dalle macerie e di questi due ideali sono i portavoce silenziosi i politici corrotti, i trafficanti d’ armi, i finanzieri, i quali come sciavalli si aggirano tra le macerie dell’ economia, pronti ad avventarsi per cogliere l’ occasione che li porterà nuovamente in auge.

I personaggi non sono mutati solo psicologicamente, ma anche fisicamente. I loro volti hanno perso la serenità e la cedevolezza nello sguardo, sono divenuti duri, i lineamente sono scolpiti sui loro volti, mentre ghigni aspri e ruvidi curvano le loro labbra, non più un sorriso. Ancora dolenti delle ferite emotive e fisiche, lente a cicatrizzare. Sono stati privati del sentimento stesso di solidarietà e di comprensione verso i loro simili.
La barbarie della guerra li ha portati ad uccidere uomini come loro, non è più possibile cancellare il sangue che li ha macchiati, non è più possibile tornare in dietro.

Mano a mano che Bernard si lascia trascinare, allettato dal guadagno, dalla sua amante, Renée, in affari illeciti, egli perde, pezzo per pezzo, tutto ciò che era. Avrà tre figli con Thérèse che, fortemente convinta nel potere della redenzione grazie all’ amore, lo accoglierà a sè, nonostante i drestici cambiamenti dell’ uomo. Ma è una relazione malsana, squilibrata, priva di qualsiasi fondamenta, che non può portare a nulla, sterile.

Rimasto solo l’ uomo si incupisce, divenendo l’ ombra di ciò che era. Il figlio, vedendo come si è ridotto il padre, decide per il suo futuro qualcosa di diverso per sè. Sarà un aviatore, per sfuggire alle vergogna e alla miseria in cui il padre si è affossato da solo. Il figlio non vuole essere come lui, non vuole divenire come lui, un uomo sempre pronto a tutto per guadagnare, senza guardare in faccia niente e nessuno, sull’ orlo di uno scandalo finanziario a causa di una rivendita illecita.

Thérèse e Martial, primo marito e cugino della donna morto durante la Prima Guerra Mondiale, rappresentanto la scala dei valori autentici, fatta di amore, di dovere e di rispetto: concetti che saranno soppiantati dall’ arroganza, dal desiderio di sopraffare il prossimo, di arricchirsi smisuratamente.

La guerra non è per tutti perdita ed orrore, per alcuni, come Raymond Détany e la sua ,promiscua e disinibita, compagna Renée, è un trampolino di lancio sociale ed economico. Tenendosi lontano dal conflitto, i due aspettano con pazienza il momento propizio per farsi strada con affari loschi, senza mostrare mai un minimo di morale o di umana compassione.

Il falò,che rappresenta la distruzione perchè sia possibile una nuova rinascita,  consuma le vite di Thérèse e Bernard, distruggendo il loro matrimonio. La possibilità di un nuovo mondo, dove costruire qualcosa ancora uniti, c’è, ma non è una certezza.

Ogni personaggio è descritto dall’ autrice non solo come lo vedono gli altri, ma per come anche egli stesso si percepisce, donandoci così un quadro psicologico vivido.
Le trame dei singoli si intrecciano su un telaio, uno sfondo comune, fatto di timori per l’ avvenire e di efferatezze del passato, da cui alcuni usciranno illesi, baluardi di un’ umanità che sa conservare i propri sentimenti, anche durante le brutture della guerra. Altri invece usciranno sconfitti, moralmente, ma pronti a sopraffare il più debole, con animo disincantato, aspro e vendicativo, desiderano tutto a riscatto di ciò che hanno dovuto subire durante i combattimenti, accaparrandosi il monopolio del dolore e delle avversità che tutti hanno subito.

Attraverso la sua narrazione Irene Némirovsky scava nell’ animo umano, in tutte le sue emozioni, muovendo una forte critica nei confronti di una società corrotta, senza alcun scrupolo e di una nazione, la Francia, completamente impreparata al conflitto.

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13 pensieri su “Il falò dell’ autunno, la sconfitta.

  1. Irene Nemirovsky l’ho scoperta da pochi anni dapprima con Suite Francese poi con qolti altri dei suo romanzi o nelle.
    Questo non l’ho ancora letto, ho quasi tutto quello che è stato pubblicato, ma lo leggerò.
    Questa scrittrice, tragicamente morta a Auschwitz nel 1942, ha una grande forza narrativa che ricava dall’analisi introspettiva dei suoi personaggi, dalle situazioni e dal contesto nelo quale ambienta le sue storie.
    Anche tu hai descritto con molta perizia queste sue caratteristiche.

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