La fiera della vanità, le trame dell’ inganno

La fiera della vanità

“Non vedi come sono odiosi tutti i personaggi del libro? […] Quello che voglio è creare un gruppo di personaggi senza Dio nel mondo… avidi, pomposi, meschini, per lo più perfettamente soddisfatti di sè, e a loro agio riguardo alla loro superiore virtù.”.

                                                                                    [William Makepeace Thackeray]

Così scriveva Thackeray in una lettera alla madre, nel 1847, mentre si preparava a terminare la sua opera più famosa, “La fiera della vanità”.

L’ autore descrive, con freddezza e totale distacco, l’ aristocrazia inglese e la borghesia, anelante di fondersi con la nobiltà.
Attraverso l’ ironia, l’ autore analizza con attenzione la prepotenza, gli intrighi, le falsità e le omertà derivanti dai privilegi delle classi abbienti e degli arrampicatori sociali.
I personaggi diventano colonne portanti di una società che si basa sull’ ipocrisia e la menzogna, vizi antichi ormai profondamente radicati.

Che altro può aggiungere il Regista? […] La vezzosa, piccola marionetta di nome Becky è stata giudicata estramamente flessibile nelle sue giunture e agilissima sotto i fili. A sua volta la bambola Amelia, sebbene abbia avuto una cerchia più esigua di estimatori, è stata scolpita e vestita dall’ artista con la massima cura. Dobbin, sebbene goffo nella figura, balla peraltro modo molto spontaneo e naturale.”.

La galleria di personaggi, tutti corrotti, spregiudicati, preopotenti, ottusi, ingordi, immorali, è sterminata.

Becky, la marionetta che muove da sola i suoi stessi fili, ed Amelia, bambola succube degli avvenimenti che stravolgono di volta in volta la sua esistenza, sono le protagoniste, ma non le eroine, del romanzo.

Dobbin è l’ unico personaggio che, tratteggiato con meno lati negativi e con un carattere per lo più positivo, non approfitta in maniera bieca della sua posizione o delle sciagure altrui. E’ un amico fedele, capace di attendere anni prima di rivelare i suoi sentimenti, onde non profanare la memoria di un amico e mettere la di lui vedova in imbarazzo.

L’ arroganza dell’ aristocrazia, l’ avidità dei borghesi e l’arrivismo dei popolani, desiderosi di scalare le classi sociali per raggiungere la nobiltà e da questa essere accettati, creano un affresco vivido e malizioso dei rapporti sociali ed anche familiari.

Ovunque arrivi Becky, pronta a tutto per elevare il suo stato sociale, si crea un movimento vorticoso; intrigo dopo intrigo ella è sempre alla ricerca di un nome ed un patrimonio, adatti,  da sposare così da poter vivere nel lusso che questa come un destino negatole da una nascita troppo umile, vista la sua bellezza, la sua intelligenza e la sua arte di saper manipolare il prossimo.

Contemporaneamente, al frenetico muoversi di Becky, si staglia la figura di Amelia, vittima taciturna di un fato che la costringere ad una nera povertà, dopo che suo padre ha perso ogni avere. La miseria non la spaventa, subisce senza fare un fiato la mancanza di tutto ciò che possedeva prima, ma soffre, perchè la perdita del patrimonio le impedisce di sposare, momentaneamente, l’ uomo che ama.

Tra le due protagoniste l’ occhio è subito attratto dalla sfacciata bellezza di Becky, per metà inglese e per metà francese, padrona di entrambe le lingue, figlia di una ballerina da qualle ha ereditato occhi seducenti e grazia nel movimento. La donna però non è solo una danzatrice che sa ammaliare, è anche un’ ottima attrice, capace di non calare mai la maschera, per essere sempre ciò che gli altri desiderino vedere.

-Oh Rebecca, Rebecca! Non ti vergogni?- Esclamò Amelia. Quella era certamente la bestemmia più nefanda che Becky avesse mai detto. In quel momento, gridare in Inghilterra “Viva Bonaparte” era come gridare “Viva il Diavolo!”. –Come puoi, come osi nutrire propositi tanto vendicativi?-.
-La vendetta sarà forse malvagia, ma è naturale.- Rispose Rebecca –Non sono un angelo, io.-. E in verità non lo era davvero.

La vendetta di Becky, verso chi è nato privilegiato dalla nascita, colpirà tutti, con perfida lentezza. Tradirà tutti e tutto per riuscire nel suo intento di crearsi una posizione socialmente ed economicamente solida.
Ella non sa amare, non sa condividere, non sa essere sincera. Ogni sua parola è una battuta, ogni suo gesto o sentimento è una farsa.

I personaggi sono tutti, esclusa Amelia per la quale si può provare pietà, ma che viene presto a noia per la sua bontà eccessiva ed il suo essere troppo ingenua in un mondo sciacallo come quello in cui vive, estremamente moderni. Non ci sono eroi, neanche Dobbin, per quanto leale ed affettuoso, può esserlo perchè manca dello slancio emotivo proprio dell’ eroe romantico, guidato da autentiche passioni. Egli invece non fa che ciondolare, con la felicità sempre a portata di mano, mano che non alza per afferare ciò che desidera.Il timore lo blocca sempre. Quindi subisce in silenzio. E’ la perfetta metà di Amelia.

Anche l’ unica buona azione di Becky, quella di mostrare ad Amelia il biglietto,nel quale George, anni addietro, le proponeva di fuggire assieme, permettendole così di capire realmente chi fosse il suo defunto marito, è macchiata dall’ incertezza che Rebecca sia mossa per un proprio tornaconto, un voler affermare che nessun uomo potesse resistere alla sua bellezza. Becky non ha mai fatto nulla per nessuno, quindi questa azione appare sospetta anche se, magari, è totalmente onesta.

Il bene in questo romanzo non trionfa, i malvagi non vengono puniti per le loro nefandezze, non c’è una morale costruittiva ad attendere il lettore alla fine del racconto. Questa rottura con i canoni classici di metà Ottocento rende l’ opera estramamente moderna. L’ autore vuole descrivere la società per quella che è, e non crearne una ideale sopprimento le brutalità quotidiane. I buoni non vengono sempre ricompensati per i torti subiti.

William M. Thackeray scava, con occhio attento e feroce, nelle emozioni più torbide, indagando la parte peggiore dell’ animo, creando da un pantano di volontà meschine, superficiali ed arriviste dei personaggi altamente reali, tangibili, umani.

15 pensieri su “La fiera della vanità, le trame dell’ inganno

  1. Grazie per le tue pubblicazioni, oltremodo preziose per chi come me vive molto isolato, in una terra ai confini del mondo e ha come unico ponte il web. Grazie di cuore!

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