L’ insostenibile leggerezza dell’ essere, l’ eterno ritorno.

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“Se l’ eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.”.
[L’ insostenibile leggerezza dell’ essere- Milan Kundera]

L’ opera di apre con un’ introduzione al concetto di “eterno ritorno” del filosofo Nietzsche.

Tu sei il profeta dell’ eterno ritorno, questo è il tuo destino.” è ciò che dicono a Zaratustra i suoi animali.

L’ eterno ritorno è la formula semplice e complessiva che abbraccia e riduce ad unità tutti gli aspetti della dottrina di Nietzsche ed esprime ugualmente il destino dell’ uomo e del mondo. L’ eterno ritorno è l’ accettazione del mondo, la volontà cosmica di riaffermarsi e di essere se stessa.E’ espressione di quello spirito dionisiaco che esalta a benedice la vita.

Su questo concetto si basa tutto il romanzo, dove Kundera utilizza anche le speculazioni filosofiche di Parmenide che “vedeva l’ interno universo diviso in coppie di opposizione. […] Uno dei due poli dell’ opposizione era per lui positivo […] l’ altro negativo.“.

In modo semplicistico l’ autore estrapola il pensiero filosofico di Parmenide, a torna conto della sua opera che, letta come un racconto e non come un trattato filosofico, ha indubbiamente un carattere forte e deciso.

Il romanzo è un gioco tra essere e desiderare di essere, avere ed agognare ad avere sempre di più. E’ un tendersi.

I personaggi si intrecciano sullo sfondo politico di Praga, tra la Primavera di Praga e l’ invazione dell’ esercito sovietico.

Per Kundera ogni personaggio nasce da “certe situazioni, a certi motivi, magari a certe parole, che sono la materia stessa di cui è fatto.“.

Il caso muove i protagonisti, che si conoscono per coincidenze banali, una concatenazione di eventi che li porta a trovarsi legati da sentimenti, nati in silenzio, ormai inscindibili.

Tereza e Sabina hanno in comune Tomas, marito della prima ed amante della seconda.
Marie Claude e Sabine condividono Franz, marito della prima e amante della seconda.

Il romanzo, basato su una struttura circolare, si apre con Tomas e Tereza, e con questa coppia si chiude, in un’ eterno circolo di cause ed effetti.

L’ autore non vuole descrivere eroi ed eroine, ma esseri umani, con i loro pregi e difetti, con le loro bellezze e brutture, in un mondo in costante mutamento. I sentimenti vengono descritti con attenzione, come gli stessi pensieri, sfiorando quasi la crudeltà nel mettere tanto a nudo gli animi del suoi personaggi.

Benchè Tomas ami veramente Tereza, prima donna a cui ha aperto la porta della sua casa e del suo cuore, non è in grado di rinunciare alle altre donne. Il suo tradimento non è altro che un’ esigenza, un bisogno primo.

Allo stesso tempo Tereza è succube volontaria, sa che il marito la tradisce da sempre, vorrebbe ribellarsi a questo suo continuo sentirsi ingannata, ma vogliosa com’è di amore, tace. La sua esistenza è legata al caso. Il suo personaggio ha una tragicità intrinseca, quasi di manzoniana memoria. Ella fugge in campagna, idealizzandola a luogo ameno, proprio come aveva letto nei libri. La campagna rappresenta per la donna un posto idilliaco da cui rifuggiarsi dalle brutture del mondo, come l’ invasione sovieta della Boemia. Qui solo Tomas e Tereza potranno essere veramente felici, qui solo Tereza capirà che il marito la ama, a modo suo, nonostante i tradimenti.

Sabina, che rappresenta l’ amante distaccata ed incapace di amare, quando conosce Franz vorrebbe cambiare e trovare stabilità in un rapporto, ma non può sfuggire al suo destino. Ella non può vivere in completezza, poichè la sincerità è possibile unicamente se non si ha pubblico ad osservarci. Quando, invece, qualcuno assiste alle nostre azioni siamo costretti a fingere, a mancare a ciò che siamo, per tramutarci in ciò che gli altri desiderino vedere in noi. Succube di questa logica, ella abbandona il tanto amato Franz, non ha scelta, non ha possibilità altra. I continui tradimenti della donna sono una missione, ma allo stesso tempo, desiderando la stabilità di una vita di coppia, ella tradisce la sua missione ed i suoi ideali.

Il kitsch si pone come ideale estetico dell’ accordo categorico con l’ essere.“.

Ella è chiave del romanzo, rappresentante del kitsch, cioè Sabina manca di una parte del suo essere.

Franz è un brillante professore universitario, sposato con Marie Claude, una donna che non ama, sposata unicamente perchè è gli ricorda la sua adorata madre. Invece, il suo amore per Sabina è qualcosa di reale, di concreto, è un’ attrazione di opposti, che rimane in bilico, in modo precario, sino a quando l’ uomo non confessa il suo tradimento alla moglie. La sua onestà, o semplice desiderio di essere libero, fa crollare il fragile castello di carte. Abbandonato prima dalla moglie, poi dall’ amante, Franz si ritrova libero da ogni falsità delle convenzioni sociali, da ogni menzogna. Sabina sarà per lui il ricordo indelebile di ciò che poteva dargli la vita, di una vana felicità che lo accompagnerà sino alla morte.

Ogni personaggio rappresenta dunque delle sfaccettature dell’ umanità, tanto che lo stesso Karenin è aspetto della realtà animale, compagnia e costante stimolo intellettuale per gli esseri umani.

Nell’ opera non esiste apatia, poichè è una condizione di stasi, che non permette la soddisfacente realizzazione della vita umana stessa. Tutto è movimento, tutto è una scelta di fronte alla quale siamo chiamati a rispondere, per poi aspettarne le conseguenze.

I protagonisti sono uniti da un sentimento indispensabile, per l’ autore, la compassione. Dal latino cum e patior, patire assieme, la compassione è un sentimento di partecipazione al dolore e alla goia altrui, ben distante dalla pietà.

Tomas è legato a Tereza da un amore basato sulla compassione, che nasce dalla tristezza dell’ uomo che sa che Tereza sente su di lui l’ odore delle amanti con cui la tradisce. Soffre assieme a lei, purificandosi, di volta in volta, dei suoi peccati extraconiugali.

La complessità del romanzo è data dalla realtà dell’ essere persone normali, che si scontrano con la faticosa ed insostenibile leggerezza del vivere, dell’ esistere, continuamente in bilico tra leggerezza e pesantezza.

I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato.“.

Il superamento dei propri limiti è un tendersi al divenire, da un polo all’ altro delle coppie che suddividono la realtà. E’ un agognare, uno sperare, un’ eterno ritorno.

15 pensieri su “L’ insostenibile leggerezza dell’ essere, l’ eterno ritorno.

  1. a modo suo, un grande romanzo moderno, non allude a nulla di nuovo che non sia il concetto di “liquido” su cui Baumann s’è sperticato, poi.
    Esistenze liquide, figlie di eterni ritorni e consunzioni, può essere radice di leggerezza, se si accetta l’impermanenza delle cose.

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  2. Un romanzo che ho amato molto, una profonda riflessione filosofica intrecciata a una trama. La mia copia è talmente piena di sottolineature e note che non si riesce quasi a leggere più… Una parte che mi ha molto divertito è questa: “Nelle stanze da bagno moderne, le tazze del gabinetto si alzano dal pavimento come bianchi fiori di ninfea. L’architetto fa di tutto affinché il corpo dimentichi la sua miseria e l’uomo non sappia ciò che avviene dei rifiuti delle sue interiora quando scroscia su di essi l’acqua liberata dal serbatoio. I tubi di scarico, pur penetrando con i loro tentacoli nei nostri appartamenti, sono accuratamente nascosti ai nostri sguardi e noi non sappiamo nulla delle invisibili Venezie di merda sulle quali sono costruiti i nostri bagni, le nostre camere da letto, le nostre sale da ballo e i nostri parlamenti.
    Il bagno della vecchia casa di periferia in un quartiere operaio di Praga era meno ipocrita: il pavimento era di mattonelle grigie, la tazza del gabinetto vi si alzava misera e sola. La sua forma non ricordava il fiore della ninfea, sembrava invece quello che era: l’imboccatura allargata di un tubo. Mancava persino il sedile di legno e Tereza dovette sedersi sulla gelida lamiera smaltata.
    Sedeva sulla tazza e il desiderio di vuotare gli intestini che l’aveva assalita all’improvviso era il desiderio di arrivare al fondo dell’umiliazione, di essere, quanto più possibile e quando interamente possisibile, un corpo, quel corpo del quale la madre diceva che era lì solo per digerire ed evacuare. Tereza libera gli intestini e sente in quel momento una tristezza e una solitudine infinite. Non c’è nulla di più miserevole di quel suo corpo nudo seduto sull’imboccatura allargata di un tubo di scarico.
    La sua anima aveva perso la sua curiosità di spettatrice, la sua cattiveria e il suo orgoglio; era già ritornata nelle profondità del corpo, nelle sue viscere più nascoste, e aspettava disperata che qualcuno la richiamasse all’aperto”

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    • E’ un romanzo, che tralasciando la speculazione filosofica adattata all’ uso che en doveva fare l’ autore, crudo, reale.
      Non omette nulla della vita, perchè i suoi personaggi sono persone. Semplici persone, con vizi e virtù.

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