Cent’ anni di solitudine, la leggenda di Macondo.

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“Tutto quello che vi era scritto era irreperibile da sempre e per sempre, perchè le stirpi condannate a cent’ anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.”

      [Cent’ anni di solitudine- Gabriel Garcia Marquez, trad. Enrico Cicogna.]

Scritto in diciotto mesi, di lavoro initerrotto, ma dopo oltre vent’ anni di meditazione, questo è la cronaca di Macondo, villaggio favoloso e delle vite della famiglia Buendia.

Da Josè Arcadio ad Aureliano Babilonia si susseguiranno quattro generazioni di Buendia, con i loro legami di sangue, a volte con un retaggio incestuoso, e le loro vite, intrecciate da una solitudine comune, ma che non unisce mai.

Nel piccolo universo di Macondo, isolato dal resto del mondo e immerso in un’ eternità enigmatica, le tradizioni ed i riti magici sembrano contare tanto quanto la realtà comune, quella vera.

I personaggi si susseguono, si intrecciano, le loro vite si consumano con eterna lentezza in un tempo sospeso, polveroso ed ancestrale.

Tutto è possibile a Macondo, le stuoie possono volare, i fiori possono cadere sottoforma di pioggia, può arrivare la peste del sonno, costringendo gli abitanti del villaggio ad una veglia infinita.

Addirittura un vecchio, perso in un universo altro in compagnia di un fantasma del passato, può aspettare la morte legato ad un castagno; oppure una bambina, divoratrice di terra, può girare portandosi dietro un sacco, risonante dello sbatter d’ ossa dei genitori della piccola.

A Macondo non esistono personaggi, ma voli pindarici che prendono forma e si tramutano in carne per muoversi in una realtà che, però, non è loro congeniale.

“-La terra è rotonda come un’ arancia.-.

 Ursula perse la pazienza. –Se devi diventare pazzo, diventalo per conto tuo- gridò – Ma non cercare di inculcare ai bambini le tue idee da zingaro.-.”

Ursula Iguaran è la figura matriacarle del romanzo, fondamentale nella narrazione della tribù Buendia, poichè ella è la vera ancora della famiglia, l’ unico aggancio che i sognatori ed i visionari hanno per rimanere aggrappati, un minimo, alla realtà terrena.

Il suo animo rimane forte, nonostante muoia vecchia a centoventidue anni, anche quando la vista l’ abbandona e deve imparare a muoversi tra le ombre della sua stessa casa. E’ temprata dai dolori e dai lutti, dalle delusioni e dai rimpianti di tutta la famiglia, di cui conoscerà ogni  componente delle quattro generazioni.

In Ursula, Marquez, crea la spinta per tutto il romanzo, una colonna portante, l’ ultimo baluardo della ragione sulla pazzia.

Ma non tutte le donne del romanzo sono dotate, come Ursula, della concretezza necessaria per superare con forza i cento anni.

A contrapporsi alla figura della donna c’ è Remedios, soprannominata la bella, appartenente all’ ultima generazione dei Buendia.

Ella è un essere privo di qualsiasi dote terrena, la sua bellezza incanta e lascia senza parole, tanto quanto la sua ingenuità. Arriva a vent’ anni completamente analfabeta, disinteressata ai vestiti, tanto da essere a suo agio girando nuda per casa.

Ascende in cielo, trasportata dal vento, sotto gli occhi attoniti della famiglia e degli abitanti del paese.

Una morte, o un semplice passaggio, velata di un mistero degno di una creatura tutt’ altro che terrestre.

“Un giorno, seccata per lo scherzo, Fernanda volle sapere che stava dicendo Amaranta, e lei non usò eufemismi per risponderle.

-Sto dicendo- disse –Che sei una di quelle che confondono il cazzo con l’ equinozio.-.”

All’ interno della famiglia, tra le donne si viene a creare un triangolo di odio e rancore, ben poco celato, che causerà dissapori e tormenti, soprattutto alle tre.

Amaranta e Rebeca si contenderanno l’ amore di un uomo, il quale dopo esser stato lasciato, praticamente all’ altare, da Rebeca, domanda la mano di Amaranta, che lo rifiuta, sentendosi offesa di essere la seconda scelta.

Mentre Amaranta si chiude nella sua virginale solitudine, Rebeca conoscerà l’ amore tra le braccia vigorose del fratello adottivo, Josè Arcadio, tornato, dopo anni di assenza, dal giro del mondo assieme ad un circo di zingari.

Fernanda, invece, è un personaggio altezzoso, di nobile stirpe, ma completamente priva di mezzi, tanto che il pitale che tutti credeva d’ oro era semplicemente laccato. Dal carattere autoritario, prende le redini della casa, non appena l’ età scalza Ursula. Devota e fortemente bigotta, Fernanda è ben lontana dall’ essere la nuova figura matriarcale della famiglia. Ella è un’ estranea, anche agli occhi di suo marito, che le preferirà sempre l’ amante, Petra Cotes, donna di carattere forte e deciso, tanto da sentirsi in dovere di mantenere Fernanda alla morte del marito.

Gli uomini Buendia sono un susseguirsi di Josè Arcadio ed Aureliano, un ciclo chiuso ed autodistruttivo.

Per quanto essi possano essere sognatori o ribelli, dal caratte ombroso o eccessivamente gioviale, tutti si destinano ad una morte solitaria, lasciando una fragile ed effimera scia di polvere nel ricordo temporale di Macondo.

Leggendari e sempre tesi al massimo dell’ azione o del pensiero umano, ma tutti accumunati dall’ incapacità di amare e di lasciarsi amare.

Aureliano Buendia, vero eroe del romanzo, è ritratto con un’ aria di leggendari tragedia, destinato ad una vita paradossale, da generale dei guerriglieri a creatore di pesciolini d’ oro.

E’ un eroe disilluso, che si lascia sopraffare dalla sua solitudine, che la ricerca, e si isola definitivamente in un lavoro di fare e disfare, una Penelope moderna, intento in una spirale inconcludente ed infinita. Inganna il tempo in attesa della morte.

L’ autore sperimenta per la prima volta il “realismo magico”, dove il tempo stesso è fuori dalla sua concezione, tanto che il lettore deve adattare il suo tempo e la sua realtà alla voce del narratore.

Nulla è reale a Macondo, solo la solitudine.

25 pensieri su “Cent’ anni di solitudine, la leggenda di Macondo.

  1. ▐▬▌αρρу Wєєк my friend Mara and *ʙ̲̅ᴇ̲̅ᴀ̲̅ᴜ̲̅ᴛ̲̅ɪ̲̅ғ̲̅ᴜ̲̅ʟ̲̅ ̲̅ᴅ̲̅ᴀ̲̅ʏ̲̅ *…

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    ❤ḲЇϟ$ℰ$ ÅℕÐ ĦṲḠϟ❤

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  2. Il libro è, ahimé, tra gli quattrocento che sono in attesa di lettura e la tua recensione mi ha stimolato la voglia di leggerlo.
    Sei veramente in gamba nel parlare di letteratura. Competente e stringata.

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  3. ….Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi
    come uova preistoriche….
    l’ho letto di notte, a vent’anni, in vacanza, le mie amiche dormivano stanche e io andavo sulla spiaggia da sola, con la pila e leggevo leggevo leggevo…

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  4. Credo sia uno di quei libri che ti restano incollati addosso per sempre, anche se li hai letti anni e anni fa… e il ricordo porta una serie di emozioni e sensazioni e pensieri a volte intraducibili a parole… magnifico…

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  5. Eccomi qua!

    Ho fatto un confronto tra le due recensioni (a proposito, non sminuire la tua perché è bellissima) e devo constatare che non si possono fare paragoni perché sono troppo diverse l’una dall’altra. Tu hai utilizzato tanti paragrafi sottili sottili, in compenso io ho suddiviso in capitoli la recensione (sono aspetti non secondari nella scrittura online in quanto una maggiore “leggerezza visiva”, priva di paragrafi troppo lunghi, invoglia il lettore a leggere il post). Tu hai scelto un’impostazione più professionale con una sola immagine mentre io, che sono più piccina ed amo pasticciare con i colori, ho aggiunto tre immagini.

    Infine, la tua recensione è più un commento personale, mentre io ho rielaborato le informazioni trovate su Wikipedia, la prefazione del libro e il manuale di letteratura delle superiori per scrivere un saggio breve, per ampliare le mie conoscenze.

    Bando alle ciance, io preferisco il tuo post! Mi spiace di averlo pubblicato a così breve distanza dal tuo, non spero di non rubarti la scena…

    Un abbraccio,

    Valivi

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    • TI ringrazio, apprezzo veramente il tuo commento, e ti assicuro che ho apprezzato molto il tuo saggio, soprattutto le immagini da te scelte, con quei colori che ricordano, in tutto e per tutto, Macondo.

      Io ho cercato di analizzare, sente intromettermi troppo, i personaggi, e le situazioni, che ho captato come chiavi di lettura.

      Che ci sia riuscita o meno, ai lettori l’ ardua sentenza!

      Grazie ancora, e sono veramente felice che tu l’ abbia apprezzata.

      Mara.

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