Le donne nel mito, parte terza: Antigone, tra le leggi divine ed umane.

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“Non morire anche tu con me, e non appropriarti

Di cio che non hai fatto. Basterò io, a morire.”

                                                       (Antigone- Sofocle, traduzione R.Cantarella)

La tragedia si apre con il discorso di Antigone a sua sorella, Ismene, alla quale spiega che è decisa a rendere degna sepoltura a loro fratello, Polinice, anche andando contro all’ editto, emanato da Creonte, che vieta di compiere i riti funebri per il corpo dell’ uomo, traditore della patria.

Antigone domanda alla sorella se vuole divenire sua compagna. Ismene inorridisce, due donne sole, come loro che stanno ancora scontando i peccati del padre Edipo, non dovrebbero inimicarsi la popolazione e la giustizia umana. Antigone derida il timore della sorella. Agirà da sola, consapevole che le conseguenze del suo gesto la condurranno ad una morte prematura.

Antigone è destinata, dalla sua inflessibilità, a contrapportsi a tutti gli altri. Anche l’ ultima del suo sangue, Ismene, è costretta ad abbandonarla.

“Se così hai deciso, va: certo, tu sei davvero dissennata,

ma giustamente cara ai tuoi cari.”

[Antigone, Sofocle, vv 98-99, traduzione R.Cantarella]

La narrazione è costruita su una seria di opposizioni, necessarie al fine dell’ esistenza umana.

Creonte, zio di Antigone e nuovo tiranno di Tebe dall’ esilio di Edipo, vive secondo il principio che ogni affetto debba essere subordinato alla patria, per questo condanna il cadavere di Polinice, suo nipote e traditore, a rimanere vittima della fame dei rapaci.

Di fronte al reggente viene portata la nipote, in catene, scoperta nell’ atto di compiere, nuovamente, i riti funebri sul corpo di Polinice. Ella è rea confessa, e questo suo doppio atto di coraggio viene scambiata dalla guardia, che l’ ha colta sul fatto, come un atto di stupidità femminile, poichè egli è un pavido, tanto da gioire di aver trovato la colpevole temendo di essere il capro espiatorio delle ire del tiranno.

“Infatti trovarsi fuori dai guai è dolcissimo, ma trarre nella sventura gli amici è doloroso; d’ altronde, è naturale che io valuti tutto ciò meno della mia salvezza.”

[Antigone, Sofocle, vv 429-31, traduzione R.Cantarella]

Per Antigone è tutto il contrario. Onorare il fratello e difendere il suo corpo dallo scempio degli animali viene prima della sua stessa incolumità.

Il personaggio di Creonte è un connubio tra violenza ed ottusità; e il suo animo basso si rivela come simbolo dell’ uomo nuovo, vitale, fiero del proprio ingegno e della potenza, a lui derivata, dall’ abilità politica. E’ un uomo concreto, sprezzante delle tradizioni e della religione.

In Antigone, invece, risuona la sublime grandezza che nasce del voto di morte di chi venera sopra ogni altra cosa, la fede dell’ antica ed eterna moralità, la grandezza di chi si riconosce inserito in un ordine divino che supera le umane trame, la disperata grandezza che accetta di annullarsi.

“Guardatemi, cittadini della mia terra patria,

all’ ultimo cammino

muovere, e vedere

l’ ultima luce del sole,

e non più altra volta: ma Ade,

che tutti addormenta, viva mi conduce

d’ Acheronte alla riva,

senza che io abbia

sorte d’ imenei, senza che mai

alle mie nozze l’ inno risuoni:

ma ad Acheronte andrò sposa.”

[Antigone, Sofocle, vv 806-16, traduzione R.Cantarella]

Il canto di addio di Antigone, che viene portata verso una morte innaturale, è intessuto di continue allusioni alle sue nozze mancate

“Incompianta, senza amici, senza nozze,

misera sono condotta alla via che mi è pronta:

non più mi sarà concesso, infelice, vedere

il sacro occhio di questa luce;

e la morte mia illacrimata

nessuno dei miei cari lamenta.”

[Antigone, Sofocle, vv 876-82, traduzione R.Cantarella]

Tutto il destino, della sventurata figlia di Edipo, viene svolgendosi come sorte già da tempo fissata, che fa di Antigone una creatura incompleta e perennemente divisa tra due mondi, tra due possibilità di essere. Donna e pure non donna, non tanto per la virile autonomia del suo gesto, quanto per la fatale esclusione dalla sfera femminile del matrimonio e della procreazione, ciò già evidente dal nome della protagonista, anti-goné, esclusa dalla maternità.

Ella è compagna non di uomini nè di defunti, non di vivi e non di morti, così come vuole la sorte della sua solitaria sepoltura da viva.

Sorella, infine, e figlia del medesimo uomo, uccisa lei viva dal fratello morto.

“Ma pure contro di lei

le Moire longeve mossero, o figlia.”

[Antigone, Sofocle, vv 986-7, traduzione R.Cantarella]

Il destino della fanciulla è compiuto. Nessuna forza ha saputo indirizzare a più mite sorte il fato di questa, nessun saggio consiglio ha distolto Creonte dal suo proposito.

Antigone, però, non esisterebbe, come personaggio e come esempio di ribellione, se non vi fosse il tiranno, Creonte, che viene quindi a divenire chiave della stessa vittima che lui condanna ad una morte sofferta, ignorando ciò che conseguirà alla sua scelta.

CREONTE: Tutta la razza dei vati ama il danaro

TIRESIA: E quella dei tiranni ama i turpi guadagni.

CREONTE: Ma tu sai che stai parlando del tuo sovrano?

TIRESIA: Lo so: governi questa città avendola salvata per opera mia.”

[Antigone, Sofocle, vv 1051-55, traduzione R.Cantarella]

Fra Tiresia e Creonte sorge una violenta contesa. Il tiranno afferma il proprio potere assoluto, ribadendo di non voler dare sepoltura ad un traditore, mentre Tiresia afferma la superiorità della dote prefetica.

L’ ottusità di Creonte costringe Tiresia a dire ciò che teneva rinchiuso nel suo animo: l’ ira degli dei, disgustati dai sacrifici di uccelli divoratori delle carni di Polinice, si abbatterrà sulla casa di Creonte, egli dovra scontare con la morte di un figlio l’ oltraggio al cadavere.

CORIFERO: Quale dolore dei sovrani vieni a portare?

NUNZIO: Sono morti, e i vivi son colpevoli delle morti.

CORIFERO: E chi ha ucciso? Chi giace? Parla!

NUNZIO: Emone è morto: e non per mano di estranei cola il suo sangue.

CORIFERO: Per mano del padre, forse, o di sua propria?

NUNZIO: Fu lui stesso a colpirsi, irato per il delitto commesso dal padre

CORIFERO: Vate, hai compiuto dunque la tua parola.

[Antigone, Sofocle, vv 1172-78, traduzione R.Cantarella]

Mentre il popolo di Tebe viene informato della duplice suicidio di Antigone e di Emone, la regina Euridice esce dalla reggia, e domanda al nunzio di raccontarle ogni cosa. Ella rientra ammutolita, lasciando i presenti attanagliati dalla dolorosa ambiguità di quel silenzio.

Creonte, illuso per qualche istante di poter placare l’ ira divina, è ora impotente ed incapace di parlare.

Il mutismo di questi due personaggi è molto differente. Quello del tiranno è rotto da un pianto irrefrenabile, la colpa pesa su di lui. Mentre quello della regina è commentato dal suo stesso suicidio.

“Di molto, la prima delle felicità

È l’ essere saggi: non si deve commettere mai

Empietà verso gli dei. Le grandi parole,

che grandi colpi ripagano ai superbi,

con la vecchiaia

insegnano ad essere saggi.”

[Antigone, Sofocle, vv 1347-53, traduzione R.Cantarella]

La tragedia si chiude con il monito del coro, l’ unica vera felicità è la saggezza, e la sventura,dagli dei destinata, non offre scampo.

Antigone, cosciente di infrangere le leggi umane e rea confessa,  cammina senza paura verso la morte. Ella è un eroina, al pari degli uomini che caddero per difendere Tebe.

25 pensieri su “Le donne nel mito, parte terza: Antigone, tra le leggi divine ed umane.

  1. Molto bello il post, complimenti! Anche se forse mi verrebbe un po’ da difendere Creonte… E’ facile amare Antigone per il suo coraggio, il suo essere impavida e te”virile”. Ma Creonte, dal fatto suo, cerca solo di difendere il suo mondo. Lui rappresenta la legge civile, e non e’ anche questa degnissima di essere seguita? 🙂

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    • Ti ringrazio.
      Per quanto riguarda Creonte, la sua figura è complessa, siamo comunque in un’era in cui vigevano gli dei.
      Antigone rispetta la legge morale dentro di lei e la legge divina, va contro quella civile per l’ amore che prova per il fratello.
      Creonte rinnega suo nipote perchè un traditore, come se nella morte ci siano ancora le differenziazione come tra i vivi.
      Antigone ha il coraggio delle sue scelte, Creonte no.

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      • Perdonami, ma adoro fare il diavolo tentatore 🙂 quello che Creonte deve difendere, e rappresenta, e’ la sua città. Forse in lui tra i primi troviamo veramente applicato il concetto “la legge e’ uguale per tutti”. Un traditore e’ un traditore, anche se e’ tuo nipote. Cosa sucederebbe, ed effettivamente succede, se ogni singolo individuo contravvenisse sistematicamente alla legge civile in favore di altro? Creonte voleva salvaguardare questo… Forse Antigone e’ stata “avventata” ed oscurata nella sua oggettività dall’affetto provato per il fratello. E dallo sbaglio di uno deriva tragedia per l’intera società. Con questo non voglio assolutamente svilire la figura di Antigone (che adoro), e sono inoltre pienamente consapevole del periodo di cui stiamo parlando. Mi piace solo pensare a Creonte come ad una figura estremamente onesta e soprattutto moderna. Detto questo, ancora complimenti 😉

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      • Per carità, ognuno deve dire ciò che pensa, e bisogna sempre rispettarlo, ma analizzando Creonte, lui stesso, per l’ incolumità di suo figlio e dopo per la sua città, compie i riti funebri del nipote per non attirarsi l’ ira degli dei.
        Cambia idea e vuole liberare Antigone.
        Crea lui stesso la sua rovina.
        Quindi, non è poi diverso da Antigone, a mio modo di vedere.
        Ti ringrazio ancora dei tuoi complimenti.

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  2. Questa la ricordo.. Antigone.. il simbolo dei diritti del singolo contro le politiche oppressive e totalitarie.. madonna, ma quanto tempo è passato da quando ero al ginnasio? ‘spetta.. fammi calcolare.. ora ne ho 44… troppo difficile!
    Ciaoooo 🙂

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  3. brava bambina…
    continua a studiare…

    La conoscenza è fonte di somme delizie…per te…e per gli altri…

    (attenta ai refusini…però. Che ti metto una nota, sa’?)
    😉

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  4. Ripeto quello che ho già scritto in passato: sei brava e preparata ma non basta questo dimostri che ami questa materia, lo so come hai già risposto. Però rimango sempre ammirato con quale minuzia e dettaglio fai partecipare i tuoi lettori ai tuoi post.
    Questa tragedia è sicuramente moderna, anche se molti hanno dimenticato il suo insegnamento. La stupidità e l’autoritarismo non paga mai, anche se apparentemente può apparire vincente.

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    • Ti ringrazio, hai ragione, io ho una grandissima passione per la letteratura, soprattutto antica.
      Ma ti ringrazio soprattutto per l’ ammirazione verso le mie parole.
      Le leggi morali di Antigone sono moderne, perchè atavicamente inserite nel nostro corredo genetico, a mio avviso.
      Ancora grazie.

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      • Su le leggi morali di Antigone concordo sul tuo giudizio ma troppo spesso o fingiamo che non ci siano o le eludiamo, pensando che siano un retaggio del passato in nome di una presunta modernità.

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      • Hai ragione. MI piacerebbe che le persone capissero, però, che la tragedia greca è attuale, perchè parla dell’ uomo.
        Potremmo anche avere tutta la tecnologia che vogliamo, ma nel nostro animo siamo ancora uguali ai nostri avi.

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  5. Conosco abbastanza bene la tragedia: l’ho “portata” all’esame di Maturità.
    Nell’Antigone non si possono trovare delle ragioni assolute, tutto è relativo sotto i diversi punti di vista: Antigone “rappresentante”delle leggi non-scritte e Creonte di quelle scritte.
    D’altra parte è quello che ancora oggi i filosofi del diritto cercano di capire per quanto riguarda il diritto penale: importante è la morale oppure la mera condotta?
    Antigone è sicuramente uno dei personaggi più affascinante del mito, anche se la mia preferita rimarrà sempre la meschina Medea!
    Articolo molto bello, complimenti 🙂
    Ti seguo 🙂

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  6. molto bella questa galleria di donne, chi ha dato loro vita lo ha fatto con tale perizia e passione da renderle eterne, le parole di alcune di loro (a dispetto di certe moderne traduzioni) continuano a commuovere.

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