Narciso e Boccadoro, l’ apollineo e il dionisiaco

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“Ma come vuoi morire un giorno, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire.”.

 (Narciso e Boccadoro- Hermann Hesse)

Questo non è un romanzo, ma la complessa allegoria della vita, descritta tramite i pensieri e le azioni di due uomini diametricalmente opposti.

Hesse traccia le paure , le emozioni ed i sentimenti umani con nitidezza, conducendo il lettore ad avanzare, passo passo, assieme ai protagonisti alla scoperta del senso transitorio del mondo umano.

La narrazione si svolge in un tempo atemporale, sospeso, immutabile, che scorre senza muoversi, e racchiude così il racconto, in un eterno limbo. Le anime si intrecciano, si dividono e nella prova finale, si ritrovano.

Narciso viene presentato come un giovane maestro nel convento di Mariabornn. Egli è un essere ascetico ed estramamente intuitivo, ottimo osservatore dell’ altrui anime.

Boccadoro, invece, è uno scolaro, non molto più giovane di Narciso, inviato dal padre in convento per frenare la sua indole. Tra i due nascerà una profonda amicizia, destinata a durare tutta una vita. Il maestro si avvicina al suo studente quando, con la sua profonda empatia, capisce che l’ anima di Boccadoro è turbata, irrequieta per un vuoto che lo sta facendo implodere.

Narciso, da bravo maestro, gli apre gli occhi e mostra a Boccadoro che ha intrapreso la strada sbagliata. Non potrà mai veramente essere soddisfatto nelle mura del convento, egli ha un’ indole artistica, che ha bisogno di continue sollecitazioni per vivere. Deve scoprire il mondo reale. Boccadoro tentenna, non vuole lasciare il suo unico amico, la sua guida, l’ essere più vicino alla figura materna che lui tanto agogna.

“Qualunque cosa avvenga di te e di me, comunque si svolga la nostra vita, non accadrà mai che, nel momento in cui tu mi chiami seriamente e senti di aver bisogno di me, mi trovi sordo al tuo appello. Mai!”.

Come una madre, Narciso rassicura Boccadoro. La loro separazione, fisica, non potrà sciogliere il legame che li tiene uniti. Ognuno deve compiere la propria, diversa, strada, senza paure.

Narciso è pura spiritualità, Boccadoro è carnalità.

Il primo usa la preghiera e lo studio per elevarsi, per raggiungere uno stato di completezza interiore, mentre il secondo gode dei piaceri della vita, assaporandola ingordamente, nel bene e nel male, amando e soffrendo profondamente.

I due protagonisti sono, dunque, degli opposti antitetici e dialettici di un unico essere, l’ uomo.

Schelling espresse l’ antitesi tra apollineo e dionisiaco come la forma e l’ ordine da un lato e l’ oscuro impulso creativo dall’ altro.

Narciso incarna, quindi, lo spirito apollineo, essendo un uomo conscio del razionale e distaccato dai meri piaceri terreni, egli vuole elevare la sua anima attraverso gli studi e la preghiera, vivendo un’ esistenza contemplativa, sino a cancellare totalmente i suoi sensi e la realtà al di fuori dal convento.

Boccadoro è lo spirito dionisiaco, sempre spinto a conoscere, attraverso tutti i sensi, teso continuamente all’ essere, in quanto condizione terrena, attraverso la materia e l’ irrazionale, sino a rinnegare la religione e la stessa esistenza di Dio.

Il ritorno di Boccadoro al convento è un nostos, cioè un viaggio di ritorno. Egli non ha un vera casa ad aspettarlo, nè amici, all’ infuori di Narciso. E’ un ritorno nel ventre materno, un luogo sacro e sicuro, ove egli affronterà il suo ultimo cammino verso la conoscenza.

“Le ultime due giornate Narciso rimase seduto al suo letto giorno e notte, e lo guardò spegnersi. Le ultime parole di Boccadoro gli bruciavano nel cuore come fuoco.”

Proprio come promessogli, Narciso è al suo fianco. Non è rimasto sordo al suo appello. Gli è vicino, proprio come una madre che accudisce il figlioletto malato. Non l’ abbandona, accompagnandolo, in silenzio, verso il disgregarsi graduale della realtà, conducendolo nell’ ultima conoscenza del mondo materiale.

4 pensieri su “Narciso e Boccadoro, l’ apollineo e il dionisiaco

  1. In gioventù (non che adesso sia decrepito) ho avuto la mia fase Hesse, li lessi uno dopo l’altro, anche questo. Non so perché, però, a differenza di altri autori, non mi è mai tornata la voglia di rileggerlo (o forse se indago lo so, ma non è questo il posto per farlo). A me piacque soprattutto “Il lupo della steppa”. 🙂

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