Oscar Wilde, tra genio e spregiudicatezza

oscar.wilde “Ogni limitazione nella vita e nella morale è cattiva.”.

Oscar Wilde, tramite tutta la sua produzione letterararia, portò la dottrina dell’ estetica alle sue massime conseguenze. L’ artista deve essere, per Wilde, libero da ogni obbligo, nei confronti della società, perchè questi legami gli impediscono di raggiungere il fine ultimo del “bello”.

L’ epoca vittoriana, in cui Oscar Wilde vive, è spaccata dall’ ipocrisia imperante della classe dirigente sullo sfruttamento delle altre classi.

Nelle sue opere egli rappresenta la forma concreta dell’ estetismo, ed usa i paradossi, ragionamenti a primo avviso contraddittori all’ opinione comune e che perciò sorprendono, tramite i quali decrive la società, ridicolizzandola, ma sentendovi a suo perfetto agio.

Oscar Wilde era un dandy, e quale habitat migliore della società vittoriana?

Tema essenziale per Wilde era l’ arte. Questa è un’ immutabile perfezione che va a contrastare l’ effimera esistenza umana.

Da questi binomio nasce “Il Ritratto di Dorian Gray”.

“E’ la menzogna veramente una cosa terribile? Non lo credo: è solamente un metodo che ci permette di moltiplicare la nostra personalità.”.

La maschera, quindi, rende la vita più ricca, più soddisfacente, più piena.

L’ uomo, dunque, non è chi è, ma chi tenta di essere, cioè che finge di essere; il suo attenggiamento conta più della natura.

“Sii artificiale” è il motto dell’ edonista, tanto che Lord Henry sostiene, all’ inizio dell opera, “La naturalezza è una posa; e la più irritante che io conosca.”. E loda l’ ipocrisia, particolarmente opportuna nella buona società, nella quale, come nell’ arte, la forma è tutto.

Il quadro di Basil è la realtà, mentre l’ eterna bellezza di Dorian è la menzogna.

Dorian è un dandy, dalla personalità magnetica ed affascinante. Egli è avido della vita e dei suoi piaceri. Privo di inibizioni, le sue scelte di vita si fanno sempre più esagerate, andando poi a macchiare in modo indelebile la tela di Basil, la vera anima di Dorian, nel quale il valore assoluto del bello ha preso il sopravvento, cancellando per sempre altre doti morali come la giustizia e la bontà.

“La vita imita l’ arte molto più di quanto l’ arte imiti la vita.”.

Tramite Lord Wotton, Oscar Wilde, sovverte alcuni luoghi comuni, mediante sentenze ed aforismi, con argute osservazioni sull’ arte e sulla vita.

La distruzione del quadro non è un desiderio di morte da parte di Dorian, ma una necessità, esattamente come Narciso che va incontro alla sua immagine riflessa nello stagno. Il quadro è divenuto qualcosa di orribile, ed egli non può vedere la sua bellezza deturpata, da ciò che lui stesso ha fatto, divenendo così colpevole del suo stesso decadimento, fisico e morale. Il quadro è un pericoloso testimone della nefandezza della sua anima.

Oscar Wilde deve forse la sua maggiore fama al teatro.

Egli usò la commedia per parlare dei vizi della sua epoca. L’ ironia è la base di un mosaico fatto di paradossi e moralismi portati all’ esasperazione fino a raggiungere l’ assurdo.

“Adoro parlare di nulla, l’ unica cosa di cui io sappia qualcosa”.

“Un marito ideale” rappresenta alla perfezione lo spaccato più moralista della società. Nella commedia, così come nella vita reale dell’ epoca, frivolezze ed argomentazioni più serie si uniscono, creando dialoghi inverosimili e allo stesso tempo reali.

Un antico segreto, sul quale Sir Robert ha fondato la sua fortuna, torna a galla, dando il via ad una serie di imprevedibili circostanze umoristiche e paradossali.

Lady Gertrude è convinta di aver sposato “il marito ideale”, Sir Robert, poichè egli ha tutte le caratteristiche morali indispensabili per essere amato da lei. Senza di esse, ammette la moglie, ella non potrebbe di certo amarlo.

La commedia, quindi, non è altro che una denuncia, ironica, del falso perbenismo inglese ed una critica all’ immoralità politica, proprio come descritta dallo stesso Wilde “Ogni uomo ambizioso deve combattere il proprio secolo con le sue stesse armi.”

L’ autore entra in scena, sotto le vesti di Lord Goring. Per quanto egli si presenti come frivolo e superficiale, è in realtà il più umano ed equilibrato di tutti, tanto da esser proprio lui il ‘deus ex machina’ che risolverà ogni cosa per il meglio.

L’ ipocrisia dei suoi tempi, però, non viene unicamente trattata in questa commedia, ma è forse più palese ne “Il Ventaglio di Lady Windermere”, dove sentimento e melodramma si intrecciano, in un vortice di paradossi, svelando così verità di ogni grandezza, raccontato con un linguaggio frizzante e costellato di battute irridenti.

Ad un certo punto il teatro di Wilde cambia repentinamente. Con “L’ importanza di essere onesto” egli giunge ad una svolta decisiva. Pochi dei suoi coetanei capirono questo cambiamento, e ancora meno apprezzarono questa innovazione sorprendente.

In questo testo la conversazione prende il posto dell’ azione. La sola realtà del mondo è costituità di parole.

“Io domando e dico: se le classi inferiori non ci danno il buon esempio che cosa esistono a fare? Come categoria sembrano totalmente prive di qualsiasi senso di responsabilità morale.”.

Il via dell’ opera è dato dalle due eroine di Wilde, Gwendolen e Cecily, fermamente convinte ed irremovibili nella loro decisione ad amare soltanto qualcuno che risponda al nome di Ernest, che ispira in entrambe fiducia, per un mero motivo fonico. Infatti Ernest ha una chiara assonanza con l’ aggettivo earnest, cioè onesto.

La vicenda è caratterizzata dai personaggi propri dell’ epoca vittoriana, quindi sono presenti le ereditiere, l’ illegittimo ricco, la vecchia Lady dispotica vittoriana sino al midollo ed un tutore che dà il buon esempio alla sua protetta in campagna ed inventa un fratello per poter andare a gozzovigliare in città.

Il climax della narrazione giunge  quando tutti i personaggi si ritrovano faccia a faccia, nella medesima stanza, in un’ alternanza di battute che si sovrappongono creando un forte momento di ilarità. Si scopre quindi che il bugiardo, cioè l’ uomo dietro alla simbolica maschera dell’ essere ciò che si vuole essere, ha sempre detto, senza saperlo, la verità.

“Quando si è innamorati si comincia con l’ingannare  sé stessi. E si finisce con l’ingannare gli altri. È questo che il mondo chiama una storia d’amore.”

Ed è proprio sull’ inganno che è basata la quarta commedia di Wilde, “Una donna senza importanza”.

“Non vi illudete, i figli all’ inizio amano i genitori, ma poi li giudicano; raramente, forse mai, li perdonano.”.

In un contesto spietato, una donna rovinata in gioventù da un uomo, si intervallano dialoghi brillanti ed ironici con quelli più seri e drammatici.

Il dandy, impersonificato in Lord Illingworth, è il centro di svariati e contrapposti giudizi femminili, ma stranamente non è il classico esteta descritto da Wilde. Egli è spregevole, privo di quella umanità nascosta sotto la frivola apparenza. E’ come Dorian Gray. Ricercando la bellezza ha perduto per sempre la morale necessaria per essere amato.

L’ inganno, protagonista della commedia, non è solo da parte del Lord sulla donna, che ha sedotto ed abbandonato, ma bensì anche ella a sua volta inganna, mentendo al figlio sulle sue origini.

E’ forse la commedia con più aspetti seri e reali tra quelle di Wilde.

Parlando del suo teatro, non si può non affrontare la tematica ricorrente in tutte e quattro le sue commedie, la “Donna con un passato”.

“Preferisco donne con un passato: la loro conversazione è decisamente più divertente.”.

Ne “Il ventaglio di Lady Windermere”, la donna con un passato, Mrs Erlynne è il ‘deus ex machina’ che compromette il suo status quo pur di salvare il matrimonio dei due coniugi Windermere, che lei stesse aveva, senza volerlo, incrinato.

Mentre, “In una donna senza importanza” il personaggio con un passato è proprio la madre, che salverà il figlio, lasciando Lord Illingworth alla mercee dei commenti dei suoi pari.

Miss Prism, invece, da “L’ importa di essere onesto”, per un errore di distrazione, senza possibilità di poterlo prevedere, è la causa prima di una serie di concatenazioni, assurde, che si vanno ad intrecciare e a chiarire quando tutti i personaggi della commedia si troveranno nella medesima stanza.

In “Un marito ideale”, è Mrs Cheveley che giunge da un passato, quasi dimenticato da Sir Robert, e crea diversi patemi d’ animo, con molte complicazioni, anche coniugali.

La “Donna con un passato” è il motore della vicenda, colei che inizia la serie degli eventi che costringono i personaggi in roccamboloschi strategemmi e dialoghi di rara, ironica, eleganza, che celano temi più importanti e reali, mutandoli in paradossi.

Oscar Wilde descrive la sua stessa società, senza criticarla direttamente, analizzandone soprattutto i difetti, senza però giudicarla, essendo anche lui parte di questa.

Negli ultimi anni della sua vita egli si avvicinò alla religione cattolica, ma nessuno sa nè quando, precisamente, nè come avvenne questo mutamento. Sappiamo però, che per quanto la religione sia sempre stato un argomento serio, Oscar Wilde riuscì a spiegarlo solo attraverso un ennesimo paradosso.

“Io non sono un cattolico, sono semplicemente un acceso papista.”.

Sicuramente questo avvicinamento al cattolicesimo avvenne dopo la fine della sua detenzione carceraria. Forse era un modo di sentirsi ancora parte di qualcosa visto che tutto, e tutti tra i quali anche la famiglia, gli avevano voltato le spalle.

Egli veniva punito perchè aveva amato, nella maniera sbagliata ed in modo immorale per la società dell’ epoca, ma non bastavano gli anni trascorsi in carcere, venne anche ostracizzato dalle stesse persone che tempo addietro erano stati suoi amici e devoti spettatori delle sue opere.

Oscar Wilde seppe però accettare questo esilio forzato, non senza però ricordare agli altri che “Siamo tutti nel rigagnolo: ma alcuni di noi fissano le stelle.”.

Un uomo che dedicò la sua intera esistenza all’ ironia ed ad i paradossi, anche sul letto di morte mentre sorseggiava champagne, non potè fare altro che essere se stesso, per un ultima voltà.

“Ahimè! Sto morendo al di sopra delle mie possibilità!”.

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5 pensieri su “Oscar Wilde, tra genio e spregiudicatezza

  1. ciao, ho letto “il ritratto di Dorian Gray” in un momento particolare della mia vita. Mi ha inghiottito, non avevo difese, e ho lasciato fare a Wilde: ho visto l’abisso di Dorian. Fortuna io non ci sono caduto del tutto. 🙂

      • sono d’accordo. come lo sono con Nietzsche, quando scrive , se guarderai nell’abisso , l’abisso guarderà in te. Buona giornata Marta.

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