Orgoglio e pregiudizio

donna che legge

E’ cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. (Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen)

Il 29 gennaio 1813 Jane Austen scrisse alla sorella Cassandra “Voglio dirti che ho ricevuto il mio caro bambino da Londra”, e cioè una copia, dell’ appena uscito,  Pride and prejudice. Ora, a duecento anni dalla prima stampa dell’ opera, l’ autrice gode ancora di un’ incredibile notorietà. Il suo romanzo è stato adattato per film, spettacoli teatrali, mentre i suoi fans hanno continuato la vita dei coniugi Darcy con storie che non vogliono imitare lo stile dell’ autrice, ma darle sempre nuova vita continuando a perpetrare nel tempo i suoi amati personaggi.

Una grande appassionata della Austen fu Virginia Woolf, che la definì come “Una delle prime scrittrici a dedicare l’ intero suo lavoro all’ analisi dell’ universo femminile. L’ artista più perfetta tra le donne.”. Tanto è forte il suo desiderio di concentrarsi sull’ ambiente familiare alle donne che non descrive mai direttamente gli avvenimenti bellici, nonostante la Austen vivesse durante le guerre napoleoniche. La guerra è un universo prettamente maschile, per questo non inerente con il fulcro dei suoi romanzi, le donne.

Orgoglio e pregiudizio è un racconto di formazione e maturazione dei personaggi, i quali, quasi tutti, si evolvono dallo stato iniziale, nel quale li conosciamo. Questi, attraverso le proprie esperienze, giungono a scoprire meglio se stessi ed il mondo che li circonda. La soluzione armonica dello scontro tra interiorità ed esteriorità è una prerogativa caratteristica del genere di fomazione.

La quotidianità è un argomento fondamentale. La campagna influisce in maniera positiva sui personaggi, rendendoli migliori, mentre la città tira fuori i lati più meschini della natura umana, come l’ avidità, rappresentata in questo romanzo da Lady Catherine da Bourgh.

Ogni personaggio del romanzo incarna pregi e difetti propri dell’ umanità. Questi sono liberi di migliorare, superando le difficoltà, o possono rimanere a croggiolarsi nelle loro pecche.

Ad aprire l’ opera sono i coniugi Bennet. Egli è un padre distratto, ma non assente, unico uomo della famiglia che si sente schiacciato dalle donne della sua vita, e trova nella sua biblioteca un silenzioso riparo con i suoi amici più fedeli, i libri. Tutto il contrario è invece sua moglie, una donna che crede di essere l’unica all’ altezza di trovare i giusti, e soprattutto ricchi, mariti per le sue cinque figlie. La malattia dei suoi nervi, più che impietosirci per il suo male, rende la sua figura ancora più divertente, quasi come una macchietta. Così come i suoi modi, a parer suo raffinati, che appaiono invece portati all’ estremo dalla sua volgarità di modi e dalla totale mancanza di contegno.

Le cinque signorine Bennet sono una carrellata di umori, passioni e caratteri molto diversi. Tanto le due maggiori sono belle, assennate e vogliose di apprendere, tanto le altre tre sono insipide, prive di consistenza. Kitty e Lydia sono due adolescenti frivole, che vogliono unicamente apparire ed essere perennemente al centro dell’ attenzione, soprattutto maschile. L’ una trascina l’ altra in un vortice di stupidità che lascia il padre e le sorelle maggiori basiti da una totale mancanza di contegno nel mostrare una simile idiozia.

Mary Bennet è un personaggio di ben poco rilievo, parla poco, più che altro suona, anche se è totalmente priva della dote adatta per esibirisi, soprattutto in pubblico. Diviene così la figura antitetica di Georgiana Darcy, virtuosa del pianoforte, piena di modestia per la sua bravura.

L’ ironia della Austen non risparmia nessun personaggio, soprattutto quello del Reverendo Collins, un arrampicatore sociale, che ama eleogiare il prossimo per accaparrarsi la stima dei potenti. Egli ha ben poco dello spirito cristiano che tanto professa, tanto da disconoscere la cugina Lydia, consigliando la famiglia Bennet di perdonarla, per il suo errore, ma di non riceverla in casa loro e di non pronunciare neanche più il suo nome. Desideroso, soprattutto, di compiacere la sua patronessa Lady Catherine da Bourgh, più simile ad una padrona che ad una protettrice visti gli ordini che impartisce sottoforma di consigli, egli è alla ricerca di una moglie, qualsiasi. Inizialmente invaghito di Jane, viene convinto da Mrs Bennet che Elizabeth sia altrettanto degna di divenire la sua consorte. Con suo grande stupore viene respinto. Qui la Austen tocca un punto di grande comicità, mostrando la bontà a l’ intelligenza di Mr Bennet che con fare severo pronuncia : “Ti sta davanti una triste alternativa, Elizabeth. Da oggi in poi dovrai essere un’ estranea per uno dei tuoi genitori. Tua madre non vorrà più vederti se non sposerai Mr Collins, e se lo sposerai non vorrò più vederti io.”. Non accettato dalla cugina, e bisognoso di una moglie, chiede dunque la mano di Charlotte Lucas la quale accetta quasi automaticamente. Il matrimonio è l’ unica prospettiva onoreavole, a dire della ragazza, per le signorine di buona famiglia con pochi mezzi. Ella sa che il Reverendo Collins non è attraente o affascinante, nè innamorato di lei, ma è l’ unica possibilità che le si è presentata. Altrimenti dovrebbe rimanere zitella ed a carico della famiglia, prospettiva ben poco allettante.

E qui l’ ironia dell’ Austen sottolinea come un matrimonio infelice e privo di amore sia ben più auspicabile di una vita in famiglia.

A dare brio e una diversità di vedute arrivano da Londra i fratelli Caroline e Charles Bingley e il loro caro amico Fitzwilliam Darcy.

Caroline è segretamente, ma non troppo, innamorata di Darcy, o per meglio dire, del ruolo che in società ricopre Darcy. Odia la campagna ed i suoi abitanti, che considera poco più di bifolchi. Il suo tono sprezzante nel parlare con Elizabeth denota una paura interiore, che forse neanche ella stessa sà di provare. Tanto è malpensante da vedere in Jane, descritta come un essere mite ed angelico, una donna alla ricerca del patrimonio da sposare.

Mentre i due uomini, diversi come il giorno e la notte, sono presto oggetti del desiderio di quasi tutte le fanciulle presenti al ballo pubblico a cui questi partecipano. La fama dei loro ingenti patrimoni li precede.

Lo stile dell’ Austen è una graziosa ed ironica critica sui costumi dell’ epoca. Fin dall’ incipit del libro, l’ autrice sottolinea come amore e matrimonio siano sottomessi ad un complicato labirinto di regole e convenzioni sociali; un patrimonio maschile ed una dote femminile sono, dunque, caratteristiche necessarie per creare una coppia omogenea ben accettata dalla società.

L’ autrice si oppose con decisione alle ristrettezze culturali in cui erano tenute le donne, cresciute in un rigido intrico di regole e buone maniere, prive di qualsiasi valore intellettuale, spinte ad agognare un matrimonio economicamente solido e vantaggioso ,ma non per forza felice, per realizzarsi definitivamente con la nascita dei figli, possibilmente maschi, senza tenere minimamente conto dei desideri e delle aspettative femminili al di fuori della famiglia. Charlotte Lucas rappresenta quindi la paura del rimanere zitelle, lo spauracchio tanto temuto dalle fanciulle. Una donna che permane nella casa paterna è un’ onta che ricade su tutta la famiglia.

Con i suoi romanzi Jane Austen vuole dimostrare alle sue giovani lettrici che, con forza e caparbietà, si può iniziare una rivoluzione domestica in cui imporre la propria personalità, che non deve più essere assoggettata al volere familiare. Ad ogni fanciulla dovrebbe essere garantita una scelta, autonoma, e la possibilità di salire nella scala sociale, per amore, senza dover subire critiche per la mancanza di decoro di un matrimonio senza dote, cosa ritenuta obsololeta dall’ autrice.

“Ecco una donna che, intorno al 1800, scriveva senza odio, senza amarezza, senza paura, senza protestare, senza giudicare. Era così che scriveva Shakespeare.” (Virginia Woolf – Una stanza tutta per sè).

La Austen descrive un mondo da lei ben conosciuto, quello della piccola nobiltà e della medio borghesia di campagna. Racconta dell’ incontro, e dello scontro, di queste con la nobiltà più orgogliosa e ricca della città. Narra con ironia del conflitto tra le esigenze morali e psicologiche dei personaggi che, partendo da posizioni diverse, si vengono infine incontro per creare il lieto fine tanto atteso e meritato. L’ autrice combina con arguzia le sue coppie. L’ amore puro e sensibile di Bingley e Jane corona in un matrimonio felice, dopo un lungo anno di separazione che non ha fatto diminuire l’ intensità del sentimento, ma anzi lo amplifica, facendoli ritrovare più innamorati che mai. L’ affascinante Wickham, ufficiale dell’ esercito e cercatore di dote, sposa Lydia, la più frivola e sciocca tra le sorelle Bennet, condannandosi così ad essere l’ uno la pena dell’ altra, senza possibilità alcuna di raggiungere una vera felicità. I già citati, Reverendo Collins e consorte, sono invece portati all’ estremo della grottezza. Egli si deve sposare, per compiacere la sua patronessa, ed ella si deve sposare, per non essere di peso alla sua famiglia. Un matrimonio privo di amore e basato sul dovere non può che rendere vuota l’ esistenza di chiunque vi sia immischiato. Con la totale assenza di sentimenti, da parte dei due, la Austen sembra voler avvertire le proprie lettrici che il matrimonio non farà sbocciare l’ amore. Questo è da ricercare, prima, di compiere un passo tanto importante da essere poi fondamento di una vita comune. Non basta la certezza di una dimora e di un futuro rispettabile, le donne devono pretendere di avere una scelta degna di essere così chiamata, senza soggezioni e timori del rimanere da sole.

L’ amore tra Elizabeth e Darcy, invece, è un incontro particolare, una guerra silenziosa, e in alcuni momenti non troppo, combattuta con spietata lentezza che conduce ad un innamoramento tale da lasciare entrambi senza possibilità altra che l’ arrendersi per vivere appieno quel sentimento. Entrambi si spoglieranno del loro orgoglio e dei pregiudizi, lentamente, attraverso la conoscenza l’ uno dell’ altra. E’ un amore diverso da quello di Bingley e Jane, ma non meno forte. Elizabeth riuscirà a vedere la bontà di Darcy, nascosta sotto la superficiale arroganza dell’ uomo, e si sentierà in debito per quanto egli è stato generoso con Lydia, riparando al suo terribile errore. Ella rimane colpita, quando, egli ammette che tutto è stato fatto per lei.

I pensieri iniziali di Darcy su Elizabeth sono espressi con chiarezza dall’ uomo al loro primo incontro, “Non c’è male; ma non è abbastanza bella per me.”. Questa frase sottolinea il suo egocentrismo e l’ alta stima che egli prova per se stesso. La parte finale della sua assezione, il ‘per me’ descrive in toto il suo personaggio. Il mutamento di questi è palese nella sua dichiarazione finale “Siete troppo generosa per prendervi gioco di me. Se i vostri sentimenti sono ancora quelli dello scorso aprile, ditemelo subito. Il mio affetto, i miei desideri sono immutati, ma basta una vostra parola perchè questo discorso sia chiuso per sempre.”.

Dunque Elizabeth riceva una dichiarazione d’ amore che nessuna donna, innamorata, potrebbe mai rifiutare. Ed infatti, ella non lo respinge nuovamente.

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3 pensieri su “Orgoglio e pregiudizio

  1. Ho il libro in attesa di essere letto,il film l’ho visto un paio di volte ma in genere il libro ci guadagna nella narrazione!
    Grazie del tuo passaggio,buon pomeriggio
    liù

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